
Racconti Fumosi
INDICE:
"Un racconto breve" di Ernest Hemingway di Odolo [Forum CCA] (2003-06-27)
.........è ci sono ritornato. di Josè Arnone (2003-10-01)
1° Maggio di Josè Arnone [Forum CCA] (2003-05-03)
Caimare Chico di Josè Arnone [Forum CCA] (2003-02-23)
Fumata sotto i templi di Josè Arnone [Forum CCA] (2003-02-12)
Gansbaai, 30 Maggio 2004 di Al [Forum CCA] (2004-06-09)
Gèrard: tra sogno e realtà di Marcello-Pa [Forum CCA] (2003-05-26)
Ho portato un P2 a giocare a golf. di Buzz [Forum CCA] (2007-06-27)
Il Tramonto di Riccardo Zuccaro [Forum CCA] (2003-06-27)
Juan Manuel de la Tranca Alvarado di Josè Arnone [Forum CCA] (2006-10-22)
La bella vita, l’aristocrazia, l’occhio indiscreto di un amante di di Anonimo Ambrosiano [Forum CCA] (2003-05-12)
La China di Necron [Forum CCA] (2006-03-10)
Mio nonno di Josè Arnone [Forum CCA] (2006-07-18)
Odio e Amore di Zab [Forum CCA] (2003-06-30)
Perchè Habanos Day di Dik [Forum CCA] (2008-02-21)
Quei maledetti toscani di Persia - I parte di Stjep [Forum CCA] (2003-07-14)
Quei maledetti toscani di Persia - II parte di Stjep [Forum CCA] (2003-07-14)
Quei maledetti toscani di Persia - III parte di Stjep [Forum CCA] (2003-07-15)
Quei maledetti toscani di Persia - IV parte di Stjep [Forum CCA] (2003-07-16)
Quei maledetti toscani di Persia - V parte di Stjep [Forum CCA] (2003-07-20)
Quei maledetti toscani di Persia - VI parte di Stjep [Forum CCA] (2003-08-28)
Roxy Bar di Josè Arnone [Forum CCA] (2003-02-10)
Sabato: ore 22:30 di Josè Arnone [Forum CCA] (2003-02-08)
Shorts di Pablo [Forum CCA] (2006-01-28)
Siesta di Cataca [Forum CCA] (2003-07-08)
Sigaro Onirico di Anonimo [Forum CCA] (2003-06-15)
"Un racconto breve" di Ernest Hemingway
Serata afosa a Milano, di quelle che ti tolgono il fiato dai polmoni, e li rendono più simili a quello che già
assomigliano: delle spugne.
Il caldo è torrido e non dà tregua. Inutile cercare refrigerio in docce e bagni, quando hai finito di
asciugarti devi già ricominciare.
E allora i movimenti si fanno lenti, cerchi di risparmiare energie. La natura (in collaborazione con Super
Quark) ci dà un sacco di modelli comportamentali di riferimento, tra cui uno è sicuramente il più mitico: il
bradipo.
Sei già in poltrona davanti al nulla televisivo, lo sguardo vacuo si tuffa nel mare di fosfori sollecitati
dagli elettroni sparati da quell`imbuto al contrario che è il tubo catodico (si vede che non hai ancora la tv
al plasma...), mentre il pollice cerca di trovare i grammi di pressione sufficienti ad azionare i pulsanti del
telecomando, né uno di più né uno di meno.
È a questo punto che devi fare una scelta. Lasciar proseguire la serata verso l`inedia più assoluta, o darle un
senso trasformando l`apatia in "otium" romano: un momento per sé, lontano dalle preoccupazioni quotidiane, ma
votato alla riflessione o anche alla semplice contemplazione.
Ti alzi a fatica dalla poltrona e dopo circa mezz`ora (bradipo docet) sei già davanti al tuo humidor. Ora viene
il momento della scelta. I polmoni, già provati dall`umidità (fanno fatica a separare l`ossigeno dall`H2O
dell`aria) e dal risparmio energetico imposto all`organismo, richiedono qualcosa di poco impegnativo e breve.
Idea! Proviamo qualcosa di nuovo.
Da qualche parte ritrovi un sigaro piccolo, un perfecto 10cm x 48, di nobile lignaggio ma di terra non cubana,
da quanto è costato dovrebbe essere di buona qualità. Proviamolo.
Dopo qualche sforzo in più (l`accendisigari, la taglierina, il posacenere, bottiglia d`acqua e bicchiere per
pulire le papille e rinfrescare la bocca) eccoci di nuovo in postazione. Si comincia. La scatola magica
continua a rischiarare di blu l`ambiente, ma ormai non ci fai più caso.
Le sensazioni tattili sono ottime, il corpo risponde elasticamente bene alla pressione delle dita e la fascia
regala un`impressione di vellutata morbidezza ai polpastrelli. Le narici catturano aromi cioccolatosi e
speziati, mentre gli occhi provano ammirazione per la perizia costruttiva, ma anche una leggera perplessità per
la foggia vagamente prepuziale. Alle volte è veramente chiaro del perché di certi parallelismi freudiani.
Il taglio è netto, facilitato dall`ottima elasticità delle foglie, e la punta della lingua ritrova subito quel
sentore pungente già profetizzato dalle narici. Ti sforzi di non pensare a Freud mentre avvicini la fiamma alla
chiusura della punta del sigaro. Ecco che prende con facilità, è ora di tirare la prima boccata. Un fumo denso
e quasi cremoso riempie la bocca di spezie leggermente piccanti e un forte sentore di cacao, quasi cioccolato.
Il connubio ti riporta alla mente il cru del Madagascar della Domori che hai assaggiato una volta: un
cioccolato che sembrava drogato di spezie.
Ti fai cullare per una cinquantina di minuti dal ritmo lento dei tuoi gesti e dalle vellutate sensazioni del
tuo compagno di "otium" che, incredibile per un non cubano, dimostra una personalità in evoluzione. La
morbidezza iniziale si va strutturando in un carattere gentile ma sempre più deciso, dosando una forza discreta
e una soavità allappante. Il tizio è piccolo, ma si sa far rispettare.
La cenere a blocchi ha ormai preso il posto del ricordo visivo del sigaro che era, ma a rincuorarti rimane una
sensazione appagante che sai già durerà a lungo, a imperitura memoria. Ma soprattutto hai la certezza e la
consapevolezza che la serata non è andata sprecata. Anche oggi hai imparato qualcosa: alle volte anche un non
cubano può regalare vere emozioni.
Protagonista: Hemingway "Short Story" – Arturo Fuente
Odolo [Forum CCA]
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.........è ci sono ritornato.
Dopo una violenta discussione (succede nelle migliore famiglie), la cosa più logica da fare era: eremitarsi.
Mi armo di un bel robusto, una bottiglia di champagne (che riposava in frigo), e con rabbia distruttiva prelievo un flute che faceva parte di un servizio finissimo di cristalleria.
La mia macchina, da sola, come per magìa, mi riporta là, si propio là, su quella spiagetta che avevo visitato questa passata primavera con la mia amata (ora odiata).
Quel robusto, a primo slancio, mi appare molliccio quasi vuoto, però "Riggio" mi aveva assicurato la sua ben alta qualità.
Le margherite avevano ceduto spazio a un erbetta autunnale.
Il sottofondo musicale, stavolta, era toccato al grande Lucio, che con la sua "Emozioni", scuoteva le organiche fibre rabbiose "de mi corazon".
Il flute gia colmo, bilanciava l'imprevedibile sapore agrio di quel Romeo y Julieta "Edicion Limitada".
Che delusione, molliccio, amaro, vuoto, quasi infumabile.
Credo, si era dichiarato mio nemico.
Fumata scarsa di sapori, piatta, insensibile, volendomi quasi castigare di un qualcosa riferito al mio carattere.
Quel robusto mi rimproverava, mi offendeva, mi diceva non ti sopporto.
Anche il mare, agitando le sue spumeggianti onde, sembrava essermi in contro.
Ad un tratto la pioggia.
Si scatenò furiosa, mettendo fuori uso quel mio dichiarato nemico.
Mi rendo conto che cè qualcosa che non funziona.
Reagisco.
Medito, e ritengo necessario ammettere le mie colpe.
Non si può essere ostinati ed indifferenti, fronte ad una persona che per 30 anni mi aveva intregato la sua esistenza.
Quel ROBUSTO, era quell'amico che ti apre gli occhi quando credi di essere esistenzialmente padrone di tutto e di tutti.
Josè Arnone
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1° Maggio
E basta, sempre la solita monotona passeggiata in campagna. E basta.
Quest'anno si trasgrede.
Senza dubitare un solo attimo rapisco la mia mettà, e mi svanisco verso una
sicura meta ormai tracciata nella mia mente .
La costa Agrigentina mi aspettava pronta a ricevermi con tutto il suo
esuberante calore.
Verso, e prima di arrivare alla cittadella di Licata, m'intoppo come per
caso con una spiaggettta che non ha niente d'invidiare a nessuna "beach"
tropicale. Solitaria.
Sabbia finissima, alternata con desiguali scogli buttati li per caso.
Un acqua tan cristallina che la "Levissima" si invidierebbe.
Subito il posticino ideale; a tre passi dal mare in una piccola zona
pianeggiante, sbrucava ancora un po di quel verde, residuo di una ormai
sorpassata primavera.
Ci tendiamo.
Lo stereo della "Z4" già pregnava il tutto di una melidiosa armonia "new
age".
La "Beck's", come al solito ben fredda, smorzava quella voglia di sete
provocata da quel caldo afoso che asciugava senza pietà le nostre gengive.
Qualche anima viva di passaggio, neanche ci prenderva in considerazione.
A un passo, delle margarite gialle ondulavano a son della musica, di cui ne
prendo na' decina, per adornare il capo della mia amata.
Io, a mò di selvaggio mi attorciglio in un polso delle alghe che sbattevano
tra acqua e sabbia.
Il primo bacio fue accompagnato di un urlo "tarzannesco"; diretto, e quasi
ne sono sicuro, verso la costa nordica dell'Africa. (piu vicina a noi di
Roma.)
Quasi ci eravamo inselvaggiti.
L'ambiente era propizio per una bella fumatina.
Accendo un bel corona gorda, "HOYO DE MONTERREY Epicure N°1" con passione
quasi maniacale.
La mia mettà (che risulterebbe la mia consorte da più di 27 anni) anche lei
tentata, accende un panatela "COHIBA LAGUITO N°3" portato per l'occasione.
Che sballo.
Puff sinceri, aromi di caffè, nocciola e odori di passioni. Le nostre
papille gustative si univano per fondere i sapori quasi concordanti di quei
due sigari appartenenti a due famiglie totalmente diverse.
Il piacere delle nostre fumate, si fondeva con i profumi di quell'erba
primaverile, assieme al fruscio di quelle onde, che si infrangevano a poca
distanza da noi. L'esito era assicurato.
La trasgressione aveva funzionato.
Mi domanderete: "è l'amore l'avete fatto"?
Si, si lo abbiamo fatto, e propio lì dove si dirige la vostra immaginazione.
Sbattuti dentro quell'acqua talmente fredda, che il raffreddore si fece
presente il giorno dopo.
Josè Arnone [Forum CCA]
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Caimare Chico
Kilometri di fine sabbia, limitata da un immensa zona rigogliosa d’alberi da
cocco, colmi dei loro rotondi frutti.
Mi ritrovo un giorno dell’anno che fù, in balia ad una hermosa morena dalle
affusolate dita, dedicata, ad io direi, a maltrattarmi la schiena, con il
mio piacevole consentimento. La birra fredda, in estremo, mi gridava: bevimi.
42 gradi in quel bell’ambiente tropicale, erano forse l’ideale per un
pomeriggio tutto da spassare.
Zona limitrofe con la Colombia a circa 70 Km. dalla città di Maracaibo;
selvaggia ed arida non di meno pericolosa: contrabbando, droga e sequestri,
il tutto alzava, a dir poco, il tasso di eccitazione.
Il pomeriggio si presentava tempestoso (non sto parlando di meteorologia) ma
sicuramente pieno di forti e nuove emozioni.
Sesso sfrenato, birra a volontà, e dopo l’euforia di tanti piaceri mondani,
e sì, proprio ci voleva un bel sigaro.
Seduto proprio lì su un bel tronco d’albero da cocco, caduto in seguito alla
forza devastante di qualche tempesta tropicale.
Tiro fuori da un marsupio, un bel CORONA , “CABRERA” N. 3 EDICIONES
LIMITADA, fatto nella zona orientale Venezuelana, vicino la città di Cumanà.
Mozzo d’una sola dentata (selvaggio è selvaggio) la testa, riscaldo, e m’
avvio a disfruttare di quei puff che si confondono con l’aria carica di sale
e con gli aromi del corpo disteso a fianco della mia compagna.
Forza, carattere, il mio amico mi deleita, m’inebria con i suoi sapori e le
sue sfumature di cioccolata e spezie orientali, accompagno il tutto con
della ottima birra conservata ben fredda. La mia mente vola il mio spirito
si riempie di soddisfazioni provo piacere ad ogni puff. Provo sollievo.
Ammiro la sua cenere che cade sulla sabbia bagnata fondendosi con le agitate
acque di quel oceano immenso e selvaggio. Anche colei ci prova; anche per
lei un bel puff. Motivo per il quale siamo tentati di mischiare il sapore
delle nostre papille gustative: ci baciamo. Quel corona, il suo sapore era
li, proprio li in mezzo alla nostra focosa
passione………..bau..bau…bauu……bauuuuu…….. quel dannato barboncino, ancora una
volta mi sveglia proprio sul più bello.
Josè Arnone [Forum CCA]
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Fumata sotto i templi
La decisione era stata presa.
Tutto calcolato secondo un piano ben stabilito.
Partenza ore 16.30 arrivo ore17:00.
Armati di due esuberanti siluri, e rendendoci conto della delicata
situazione che dovevamo affrontare, ci dirigiamo verso l’obbiettivo finale:
il ancora in piedi Tempio di Giunone.
Che sballo. Incomincia la seduta. Tiro fuori un bel mazzo di fiammiferi,
circa 8 cm. Il “compagnero” portava con se na’ bella scatola di legno di
cedro con capacità per due affusolati e ben verticali “VEGAS ROBAINA DON
ALEJANDRO”.
Seduti su un bel sassolone pieno di storia e di ricordi che pian piano il
tempo si incaricherà di cancellare. Ciascuno, a modo suo mozza a suo piacere
la testa. Accendiamo, e subito ZEUS si fa sentire. Un tuono a mettà
Febbraio annunciava forse qualche burrasca. Senza il minimo di timore
continuiamo e immettere quei pastosi puff che sembravano dei segnali di
fumo.
Il nostro amico conserva senza dubbio ancora i suoi sapori primari della
lontana terra di Cuba. Un amico che generalmente non tradisce mai. Forza
espressiva degna di una grande vitola, con un arcobaleno d’aromi in continua
evoluzione. Il nostro “amigo” Alejandro sicuramente non ci poteva tradire.
Cade il primo segmento di cenere a confondersi con quei resti dove rimarrano
per sempre in ricordo di quel pomeriggio un po’ grigio ma del tutto
soddisfacente.Qualcuno nel lontano grida “Hei vuantri dù, ma si po’ sapiri
chi minchia stati faciennu?
Josè Arnone
Josè Arnone [Forum CCA]
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Gansbaai, 30 Maggio 2004
Dal "Diario semiserio di viaggio,tutta una vita amando il mare"
Cronache dal Sud Africa.
Gansbaai, 30 Maggio 2004.
Ore 07.30.Mi sono alzato presto,stamattina,l'aria e' fredda e tira un vento che taglia le cerate.Le correnti ghiacciate del Capo di Buona Speranza si incontrano con masse di acqua calda proveniente dall'Oceano Indiano provocando una perenne ma spettacolare turbolenza metereologica,sia in aria che in mare.Raggiungeremo Dangerous Point ,18 chilometri al largo di Hermanus con il "Freedom",un peschereccio attrezzato per lo studio sugli squali,non stazza un gran che e sicuramente ci sara' da ballare tra le onde.
Mentre sfiliamo fuori dal fiordo alcune foche saltano ripetutamente dentro e fuori dall'acqua,sembrano giocare incuranti del fatto che e' proprio a causa loro che la Morte Bianca staziona nei paraggi.Le sessantamila foche che dimorano qui sono il miglior fast food per chi necessita di una alimentazione particolarmente grassa.
I grandi bianchi arrivano a scagliare i loro 700 chili fuori dall'acqua pur di azzannare un'otaria che nuota!
Mi chiedo preoccupato quanto potro' somigliare ad un tricheco con muta e pinne.
Il capitano apre un termos e mi offre del caffe' bollente,intanto il sole si alza e comincia a riscaldarmi piacevolmente,quasi quasi gli dico di tornare indietro,l'idea di scendere in acqua con una temperatura di 12 gradi non mi entusiasma
Invece mi urla come un facchino che mancano 10 minuti al "k" point.
La domanda che mi faccio da trent' anni,quando la situazione volge al brutto e': "perche' cavolo sono qui'?". E la risposta e' sempre la stessa:"un uomo senza ricordi e' come un sacco vuoto".Ognuno il sacco lo riempie a modo suo;semplice.
Ore 10, l'accendino sibila e il profumo del Toscano si sparge nell'aria.Ho tanto aspettato questo momento ma ora non sono piu' cosi' sicuro.Il capitano sente l'odore del sigaro e comincia a ronzare intorno alla scatola come uno squalo.
Glie ne offro uno spiegandogli che e' un prodotto Italiano,annuisce con la testa poi tossisce con forza.
Non lo molla e ricomincia con calma,evidentemente apprezza.
Stanno arrivando,attratti dall'odore del sangue,sono Balenieri Bronzei,Zambesi,Toro,Longimani,fanno la spola sotto la chiglia della barca.
Vorrei essere a Villa Torretta,non sui Protea Banks in mezzo all'oceano.
Ma ormai e' troppo tardi.
"Preparati con calma,non se ne andranno senza i loro venti o trenta chili di carne nella pancia".
E chi ha fretta?
Sicuramente gli amici stanno facendo baldoria al Festival,bella gente,belle donne,bei sigari.
Spengo il Toscano e mi lascio scivolare in acqua,il cuore mi esce dalle orecchie,i due grandi Squali Bianchi si precipitano verso la gabbia e la prendono furiosamente a testate sperando di mandarla in pezzi,le loro code colpiscono la gabbia nell'intento di rovesciarla.
Mezz'ora di meraviglioso inferno tra mascelle e pinne poi non ce la faccio piu',sono troppo aggressivi,devo risalire.
Il capitano a bordo del "Freedom"impassibile sta ancora fumando il Toscano,alla maremmana,diciamo noi.
Non mi chiede nulla,solo:"me ne lasci un po' prima di partire?"
Oggi abbiamo avuto tutti quello che volevamo,i rumorosi e simpatici amici di fumo la loro giornata epocale,io i miei squali e il capitano i miei Toscani. Cosa volere di piu'?
Eppure qualcosa voglio ancora e durante il ritorno chiedo a David ( il capitano ) di fermarsi in prossimita' dell'isola di Unkomas.
Borbotta qualcosa in una lingua sconosciuta,poi si ricorda del regalo fattogli e a malincuore mi accontenta.
Mi rimetto la muta e le pinne e mi tuffo tra i riflussi vicino agli scogli.
Non sapete cosa vi perdete se non provate a nuotare con le Otarie come compagne.
Una in particolare piu' intraprendente delle altre mi strappa di mano il tubo dello snorkel e scappa.
Torna subito e lo lascia cadere davanti a me,lo raccolgo,lei me lo ruba e cosi' via,eppure credo che nessuno abbia mai ammaestrato questi animali che vivono bradi in un avamposto sperduto e gelato.
Le sue compagne osservano incuriosite ma timorose,sfrecciano sott'acqua come siluri e ogni tanto si avvicinano ad osservarmi bene.
Risalgo in barca ormai congelato,mi butto sul ponte al sole e con le mani ancora rattrappite per la permanenza in acqua faccio la cosa piu' spontanea,accendo un Choiba doppia corona che mi dura per tutto il percorso verso il porticciolo,con il sottofondo musicale del diesel che borbotta sommessamente e un film meraviglioso nella testa.
Domani mi trasferiro' ad Hallowell Shoel, si dice che da quelle parti incroci spesso il Grande Sphirna Mokarran,6 metri di squalo martello,terrore allo stato puro,E CHI SE LO PERDE?
Al [Forum CCA]
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Gèrard: tra sogno e realtà
Sono stato da Gerard a Ginevra 2 volte solo lo scorso anno: "l`atelier" si trova nella hall dell`hotel Hilton
che si distingue per l`eleganza dei suoi marmi e .... la "eccentricità" degli arabi che lo frequentano (non me
ne vogliano gli arabi).
Le dimensioni non sono imponenti: due stanze, meno di 30 mq.. Tutta la parete sul fondo è arredata con scaffali
a soffitto pieni di scatole di sigari da pavimento a tetto, separata dal resto del negozio da pareti a vetri, e
chiaramente climatizzata ed umidificata (18° e 72%u.r.).
La prima volta sono stato accolto da Madame M.Cristine Gerard, sorella di Vahè, che con modi eleganti ed
ospitali mi ha subito chiesto se gradissi del cognac ed un sigaro. Chiaramente non ho rifiutato, ed ho potuto
gustare in tranquillità un Lonsdale di Rafael con il cognac riserva personale dei signori Gerard.
Nel frattempo ho potuto scegliere i sigari che desideravo: ad ogni mia richiesta un commesso scattava e dopo
qualche minuto, mentre mi intrattenevo in improbabili conversazioni in francese ed inglese con M.me Gerard,
tornava con non meno di 15/20 scatole della vitola richiesta.
Cominciava quindi ad aprirle tutte ed a sistemarle su un tavolo sgombro, dove alla fine dell`operazione lo
spettacolo era quanto meno sensazionale: sembrava di trovarsi nel paese dei balocchi.
A parte la varietà dei colori delle fasce, quello che più mi ha colpito erano i profumi forti, inebrianti,
profondi che emanavano da quei sigari. Ragazzi, da sballo. Nel frattempo io bevevo cognac e fumavo il lonsdale
....
Quindi la signora cominciava l`esame delle singole scatole: prima annussava, poi cominciava a pressare tutti i
sigari della prima fila di ciascuna scatola, giusto all`altezza della fascetta o poco sotto. Seguiva il
giudizio: "oui, ca s`est bon .." oppure "non, tres serrè" o "peu parfumè", e così via per tutte le
scatole.
Alla fine restavano sei o sette box tutti "tres bon" tra i quali scagliere secondo il mio
gusto.
Dopo circa 2 ore sono uscito con il mio bottino, Magnum 46 (allora non importati), Bolivar Belicosos finos in
cabinet e Partagas Lonsdale in cabinet da 50. In più M.me Gerard mi aveva regalato un bellissiomo libro che
tutti conoscete "L`universe du Havane", oltre ad una miriade di bic piezo personalizzati, fiammiferi e mouse
pad con sigari avana.
Altra delicatezza: siccome avevo fatto confezionare le scatole sottovuoto per il ritorno in Italia, la signora,
presi 2 tubi di alluminio personalizzati, mi ha omaggiato due D4, tra i più nei e lucidi che abbia mai visto,
"riserva speciale" della maison.
La seconda volta l`incontro è statopiù tecnico: stavolta mi ha accolto il signor Vahè che, dopo avermi offerto
il solito cognac abbinato ad un toro selection gerard di grande spettro aromatico (eccellente e ...dominicano),
mi ha spiegato perchè i sigari di gerard non hanno mai nodi e tirano tutti perfettamente: semplicemente perchè
vengono messi in vendita dopo un anno di "trattamenti" nel loro caveau climatizzato. I trattamenti consistono
nelle seguenti operazioni: 1)congelamento contro il bicho; 2) periodicamente, con una speciale pinza, i sigari
vengono "ammaccati" leggermente ad uno ad uno (tre volte in un anno, credo); 3) pulizia del residuo di
fermentazione.
Praticamente, dopo tutti questi trattamenti, qualunque sigaro venduto da Gerard (che mette un timbro in simil
ceralacca su ogni box) tira perfettamente, profuma più di un mazzo di fiori freschi ed è elastico e lucido.
Dopo la solita cernita del padrone di casa, ancora più severa di quella della sorella, e dopo aver appreso che
la fascia è importante, ma il profumo del box lo è molto di più (rivela la qualità della tripa, che dà gusto e
aroma), ecco il risultato del secondo "assalto": Partagas Piramides E.L., Partagas D3, Upmann Super Coronas
(corona gorda, mitico), San Luis Rey petit corona in cabinet da 50. Dieci box di Partagas coronas in cabinet da
50 non sono stati ritenuti all`altezza e sono stati scartati e rimandati nei magazzini per ... trattamenti
(erano poco profumati, e Vahè si è incaz....to non poco di non essere riuscito a trovare un box di fasce maduro
da potermi vendere).
Regalini: solita serie di accendini e fiammiferi, ed infine accendino da tavolo a forma di bomboletta di gas
(in vendita sul sito a 150 euro).
Con la promessa che la prossima volta, Vahè mi condurrà nel caveau per ..... farmi venire un infarto, e/o
prosciugarmi la carta di credito !!!!
In conclusione, i sigari costano di più degli altri negozi, ma la qualità è assoluta ed i sigari sono
presentati nel miglior modo possibile. Professionalità, gentilezza, pazienza e disponibiltà, 10 e lode con
menzione e pubblicazione della tesi.
Consiglio: recatevi da gerard di persona in .. pellegrinaggio, avrete da apprendere e godere molto più di
quanto vi ho raccontato.
Sogni d`oro a tutti
Marcello-Pa [Forum CCA]
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Ho portato un P2 a giocare a golf.
Che splendida giornata oggi.
Avendo la mattinata libera, ho deciso di andare a fare un po` di pratica al vicino campo di Civitanova Marche (che, manco a farlo apposta, si trova ad 1 km in linea d`aria, dalla farmacia più famosa del forum
Sarà per la vicinanza del Sommo dei Sommi (eh, numero 1...tu sei solo "Sommo", hai da cresce ) sarà perché anch`io ho diritto ad un po` di fortuna, oggi mi è ri-capitato un P2 veramente straordinario...E` un acquisto recente e, caso raro, i sigari del box, nonostante l`ambiente in cui erano tenuti fino a venerdi, erano già perfetti per la fumata.
Godendomi la solitudine ed il colore del mare sullo sfondo, tra il verde acquamarina e il blu cobalto, rinfrescato da una discreta arietta (senza la quale sarei arso sotto un sole come non se ne vedono in questo periodo), dopo un po` di colpetti di riscaldamento, decido di accendere il P2.
Un siluro perfetto: una capa liscia, quasi serica, senza venature evidenti, leggermente grassa, colorado. Profumatissima appena estratta dal tubo e questo nonostante l`arietta di cui sopra.
Col mio fido jet-flame, creo il solito bracere di un paio di mm e aspiro i primi puff: è come il suo fratellino, fumato venerdi stesso, subito dopo essere uscito dal negozio. Una bomba al cioccolato e spezie. Cioccolato fondente di ottima qualità a tonnellate invadono la mia bocca, un profluvio, una goduria per un ghiottone par mio...
Riprendo i tiri, 2-3-4 colpi e un puff: meraviglioso. Mi rimangono in bocca cioccolata fondente e poi, dopo alcuni minuti, noce moscata e legno, del più fine, deciso. Erano le 11.25 all`accensione...poi vi dirò perché lo preciso.
I colpi, rilassato dal mio "amico", mi vengono meglio...io che di solito stringo le mani a morire, oggi sono sciolto e rilassato, alla fine conterò un colpo sbagliato ogni 5-6, che per me, neofita a vita è un bel risultato.
Il giochetto dura un bel po`, sono solo, il circolo è chiuso, solo un paio di giocatori che sono andati via dopo pochi minuti. Il sole, l`aria che mi rinfresca. I colori bellissimi, dovuti ad un vento secco che più secco non si può.
Tutto però deve finire: finisce il 3° cestino di palle e ahimé, è tempo di tornare a casa: alle 14.30 inizia il mio turno di lavoro. Il tempo di tornare, una doccia, un panino di corsa e poi via, in ufficio.
Sì, vabbeh, ma il P2?
Quello? Quello mi ha accompagnato fin quasi al casello di Fermo...non ce la facevo a buttarlo, davvero! L`ho fumato fin quasi alle dita...una meraviglia.
L`ho spento alle 13.30...un`ora e mezza di sballo, anche se alla fine i toni erano più legnoso-amari ma sempre di gran qualità e potenza.
Io gli ho dato, anche senza fare la scheda, 5 medaglie + il bacio accademico. Se avesse avuto anche una paletta aromatica leggermente più ampia e un`evoluzione pari, anche la coppa.
Il tiraggio era perfetto, solo la combustione, forse per via del vento, era a volte irregolare e necessitava di qualche correzione ma tutto il resto era ok.
Ah, dimenticavo: il cuno è: POS JUN 06 (e come ti potevi sbagliare? Partagas, GRAZIE DI ESISTERE!
Buzz [Forum CCA]
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Il Tramonto
Sono le 20.00 di una serata di inizio estate, riposo le mie stanche membra seduto sulla sedia in plastica,
stile giardino del Sig. Rossi, saldamente piazzata nel terrazzo che da sul parco sotto casa. Sotto i bambini
che fanno gli ultimi giochi prima che le voci stridule delle loro mamme, affacciate dai rispettivi balconi, li
chiamino in casa per la cena. Intorno a me la pace, rondini che compiono evoluzioni aeree degne della miglior
pattuglia acrobatica del mondo (la nostra) e alberi che stancamente colano resina dai loro rami, come fossero
gocce di sudore stillate per la fatica di una giornata passata a ripararci dai raggi di un sole cocente. Poco
più in là, fra un pino mediterraneo ed un salice ecco il sole che lentamente si avvicina all’orizzonte e sembra
salutarmi con i suoi raggi allungati che filtrano tra i rami fino a colpirmi il viso.
Dal cassetto del comò dentro alla sala sento come bussare, mi giro una volta e nulla… vabbè sarà stata colpa
della brezza che si sta alzando, ancora un minuto e… eccolo di nuovo quel rumore mi giro ma niente, ho capito è
mio figlio che mi fa gli scherzi ed a voce alta dico “Basta Niccolò finiscila di prendermi in giro”; per tutta
risposta mi giro e nell’altro terrazzo parallelo a quello dove sono seduto io, vedo mia moglie e mio figlio che
mi guardano sorpresi e mia moglie “Ricky penso che oggi il lavoro ti abbia stressato particolarmente.. io e
Nicky siamo qui da più di mezzora..” imbarazzato rispondo “Hai ragione sono troppo stanco”. Tutto sembra
risolto ed appena mi risistemo sulla sedia per farmi massaggiare degli ultimi raggi solari eccolo di nuovo..
sembra proprio un toc toc. Basta è troppo mi alzo ed entro nella stanza, mi accorgo che il rumore proviene dal
cassettino dove sono raccolte le scatole dei miei beneamati sigari; apro tolgo la prima scatola destinata ad
isolare la seconda dove sono custoditi i miei piccoli gioielli ed ecco in maniera inconfondibile un “toc toc”
che proviene proprio da li, mi guardo intorno con sospetto, dico vuoi vedere che qualche animalaccio si è
annidato dentro e si sta pappando tutto quel ben di Dio a mie spese? Apro con il terrore nel cuore ma… nulla, i
miei Monte n°4 sono li che mi guardano con gioia perfettamente umidificati indifferenti alle temperature
tropicali che si sentono fuori, chissà forse pensano di essere tornati nel loro paese di origine Cuba.
Felice per il fatto che tutto fosse in ordine, vengo preso dalla smania di accendermene uno, tentenno ma poi
dico ma si perché no, il momento è sicuramente propizio; ne prendo uno accarezzo la capa setosa e profumata, lo
intesto mi accomodo sulla sedia e lo accendo, ahhh che piacere, tiraggio perfetto, aromi inconfondibili
straordinario, sono sorpreso anche ripensando a quanto Luigi, poche ore prima via web, mi avesse detto,
stroncando impietosamente questi sigari. In effetti l’ultimo fumato non mi aveva lasciato molto bene, mentre
questo, questo sembra come magico, assolutamente inimitabile.
Eccomi qui seduto il sole ormai sembra lanciarmi il suo ultimo saluto, due terzi del sigaro se ne sono andati,
ripenso alla giornata faticosa che è ormai alle spalle vedo mio figlio che gioca ed urla come un forsennato,
quando… un attimo… ma prima avevo sentito chiaramente bussare nella scatola di sigari, poi sono stato rapito
dalla poesia ed ho dimenticato il resto. Quasi mi strozzo, stavo per aspirare il fumo, in quel momento sento
una voce provenire dall’alto, “lascia perdere e goditi sto sigaro e questo tramonto meraviglioso”, alzo gli
occhi e rispondo “Hai ragione Marco, buona serata anche a te!”.
Riccardo Zuccaro [Forum CCA]
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Juan Manuel de la Tranca Alvarado
A metà degli anni ottanta , mi ritrovo con una moglie e tre figlie, un appartamento proprio e un bel gruzzoletto da investire. In quell’epoca il Venezuela brillava.
Decido di costruirmi una casa in montagna.
La Puerta, paesetto tipico agli inizi della cordigliera delle Andes, fa proprio al caso mio; 19 gradi tutto l’anno da Gennaio a Dicembre sempre lo stesso clima, paradisiaco. Non calcolai il silenzio ne la solitudine.
Il Pampero mi accompagnava in quei momenti, bisognava però accompagnare quel ron cosi perelibato.
Mi costruì una pipa artigianale, mandai a fumo di tutto, dall’origano alle foglie secche che trovavo in giro, senza il risultato giusto.
In mattinata mi recavo ad un vicino mercatino delle verdure, mi avvicinai ad un vecchietto sulla settantina, bassetto, burbero e inimmaginabilmente allegro. Vendeva sigari e “chimò”, (un concentrato di foglie di tabacco cotte, fino a formare un bitume negro e vischioso), che i residenti del luogo masticano, sputando l’eccedente.
-“Epa munsiù comprame dos tabacos” ….mi disse. ( Il furbetto aveva letto nella mia umanità la mia provenienza).
Più che por curiosità che per altro, ne comprai tre, convinto che potevo fumarli sbriciolati dentro de la pipa.
Erano figurado, di pessima manifattura, grumosi e mal odoranti.
La sera dopo cena ne accesi uno……malo mondo quando l’avessi fatto…..vomitai per tutta la sera, bruciai nel camino i restanti e cercai di scordarmi l’accaduto……cosa che non fu possibile.
In mattinata ritornai da Juan Manuel.
–“Epa loco te gustaron los tabacos”!!!!!!!!!
Mi convinse a comprarle un pacchetto intero, 10 unità avvolti in foglie secche di banano.
-“Mira, quedate un minutico aqui, que ya vuelvo” mi disse sicuro di se stesso.
Ritornò con una bottiglietta tipo fiaschetta, mi offri da bere e mi insegnò a fumare.
Juan Manuel era un ubriacone di prima scelta, accompagnavamo quel sigaro con quel intruglio di erbe e cactus.
Gli incontri si susseguivano, lui mi raccontava storie e “minkiate” strane, io incantato da quel sigaro con la sua pungente personalità e pesantezza in bocca.
Juan Manuel era un ubriacone ma anche un buttaniere, l’esperienza gli usciva dai pori della pelle.
No dimenticherò mai quei momenti, le sue battute i suoi commenti “femminili”; sempre mi ripeteva:
-“Epa loco: EL PRIMER TABACO Y LA PRIMERA MUJER NUNCA SE OLIDAN”.
E come faccio a dimenticarli, erano l’uno più brutto dell’atro.
Sono ritornato a la Puerta nel 1995, Juan Manuel era partito per un viaggio; nessuno se ne accorse della sua mancanza.
Juan Manuel de la Tranca Alvarado: grande fumatore, grande bevitore e grande buttaniere.
Hasta luego viejo.
Josè Arnone [Forum CCA]
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La bella vita, l’aristocrazia, l’occhio indiscreto di un amante di
Portofino (GE), 11 maggio 2003.
Un uomo strano, con un pappagallo sulla spalla (ma non dategli del narciso, per favore), passeggia lungo la
piazzetta di Portofino. Poco distante, Yaky, rampollo di Agnelli, sorseggia un caffè dai tavolini di “Puny”. Lo
sguardo scivola distratto lungo la fila di tavolini di un altro caffè. Eva Herzegova sorride ad un gruppo di
ragazzini coi block notes in mano che gli chiedono una firma. Il cielo, sopra, non promette nulla di buono. Si
addensano nuvoloni oscuri, ma il vento non s’alza. Anna Zegna passeggia nervosa davanti alle barchette dei
pescatori. La regata che porta il nome del famoso nonno non parte. Passa Cecchi Paone. Sotto il braccio il suo
libro “Ulisse”, diario di un viaggio che l’eroe omerico percorse prima dell’invenzione del tabacco, abbozza
sorrisi di circostanza. Alle 17:00, nel teatrino di Portofino, lo presenterà ai posteri e ci sarà pure Nanda
Pivano, poetessa d’altri tempi, nostalgica d’altri tempi. Ma per lei vale la pena. Eppoi si beve champagne, che
per uno come me non è acqua minerale.
Salgo in barca. L’organizzatore mi ha promesso un giro tra gli scafi ingioiellati dei piroscafi iscritti alla
sfilata (ma non era una regata?) Mentre abbandono il molo scorgo Afef ai bordi della piazzetta. Forse i
gioielli non sono tra le onde. Neppure mi accorgo e mi trovo al cospetto di suo marito. La sua barca è la più
bella. Centocinque piedi di scafo splendente ed un ponte di tek da fare invidia ad un druido. Non vincerà.
Ironia della sorte si è aggiudicata la regata Pirelli, solo una settimana prima. Sudditanza psicologica dei
flutti ho pensato.
Il campo di regata sonnecchia, gli yacht aprono le vele, ma pare più la parata di piume di un pavone che il
gesto sportivo di combattenti pronti alla gara. Rientriamo, comincio ad avere fame, e ho voglia di fumare. I
ristoranti non mi attirano, meglio la focaccia, che a Portofino è proletaria quanto il caviale. Poi un caffè,
la pioggia e un Montecristo Robusto Edizione Limitata. Ripenso a Cascella e ai suoi dipinti. Tra le volute del
puro i colori del borgo sono gli stessi. Poi tutto torna glamour, fashion, fetish...ops.
E’ sera, la regata è terminata, il libro presentato, il pappagallo applaudito, lo scrittore sponsorizzato e il
fan (io) ha il suo libro autografato. Tutto perfetto, come lo champagne.
Si comincia la salita. Lassù c’è il castello di Portofino e l’organizzatore ci aspetta per una cena informale.
Ci sono tutti. Belli, bellissimi anzi orribili. E ci sono i cuochi, quasi uno per invitato (imbucati inclusi,
che erano forse la metà). Si mangia bene, non c’è che dire, e si beve solo champagne. Qui qualcuno odia il
vino. Ma la cena è un’estenuante attesa. In fondo, alla cena intendo, c’è il mio Montecristo n.1 vintage del 97
(è un regalo, non pensate subito male) e io non vedo l’ora. Ecco. Un rapido dessert e la mano accarezza già la
capa. Molti gentleman fanno la stessa cosa ed alcuni mi osservano. Forse il puro ci unisce? Certo non ho una
banca, uno yacht, un giornale, ma accidenti, un puro lo fumo anch’io! Macché, è solo l’impressione.
Ed ecco il momento. Lo ruoto lentamente, mentre la fiamma, piano piano, arrossa la testa. Ci metto troppo
tempo, do nell’occhio. “Ma guarda quello, non ha neppure una Porsche e fa tutto ‘sto casino per accendere un
sigaro”.
Meglio alzarsi e cambiare aria. Non l’avessi mai detto. C’è un gentleman con un bel piramide. Guarda la baia
del porto da un bel parapetto, ed ispira ogni boccata come fosse spirito santo. Poi un rumore sordo, ragliato
ed imbarazzante. Par bleu! Il commendatore ha scorreggiato! E neppure s’è girato. Certo capisco il trasporto
che un buon puro può dare, ma accidenti. La nobiltà?
Meglio andarsene di corsa, prima che diano la colpa a me.
In mezzo alla folla ho una visione. Monsieur Franz Botré! Non posso crederci. Il direttore di Torpedo a portata
di sigaro. Ma qualcosa mi insospettisce. Non sta fumando, comincio a preoccuparmi. Mi avvicino. No. Il puro
c’è, ed è un bel San Cristobal de la Habana. Gi spunta dal taschino. Sorrido mentre mi avvicino e vorrei dirgli
“maestà! Anche Lei qua?” Ma le parole mi muoiono in bocca.
Franz ha estratto il Gordito.
Comunica ai suoi due auditori che si tratta di una scorta, rara, tratta dal suo humidor solo due giorni fa. Non
sto nella pelle. Il direttore lo incide, poi lo porta alle labbra e comincia a frugarsi nel taschino. Ecco!
Ecco! Adesso lo fa. Ci metterà più di me ne sono certo. Ma niente. Franz ha dimenticato l’accendino. L’istinto
mi porta la mano ad afferrare il mio Jet Flame. Per me è come porgere il microfono a Springsteen prima che
cominci un concerto. Si, lo farà col mio. Ma l’emozione mi tradisce e uno dei suoi due auditori è più rapido.
“Ohh Mio Dio no! No! Non farlo per pietà! Quello è un Zippo Franz! No!”
Il dramma si consuma in pochi secondi. Una striscia nerastra di cherosene annerisce metà della capa del
gordito, mentre Franz abbandona la scena.
Chino la testa, e curvo le spalle. La mia compagna, un po’ preoccupata, mi raggiunge. Meglio andarsene, dice.
Alle 22:00 ci sono i fuochi da guardare in piazzetta.
Ma scendere dal castello non è come salire. La sera rende scivoloso il vecchio granito. La notte rende le
discese più ripide. Lo champagne e il fritto misto, rendono le gambe incerte. Lo sà bene una contessa, o
duchessa. Non ricordo. La sua diatriba sul numero di fili di cashmere di non so cosa si mescola ad un rantolo
disperato. Le amiche non riescono ad afferrarla in tempo e la poverina atterra su un muretto. Qualche metro
sotto. Ssshhhh! Che diamine, non si ride!
I fuochi sono belli, davvero. Il mio Montecristo è magnifico. Vedo passare Giovanni Iozzia, direttore di
Capital. Anche lui sta fumando. Ma è strano. Sembra più attento al suo sigaro che al resto. Fuma con
discrezione. Però. Che sia un appassionato vero? In fondo, su al castello, non l’ho mica visto.
Anonimo Ambrosiano [Forum CCA]
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La China
Origini d`Africa, e d`Oriente un`orma
le tue mani danzano sul legno
piccole statue brune prendon forma
sulla materia grezza lasci il tuo segno
del puro più perfetto sei sapienza
dentro di te tutta la poesia
della tua grande isola l`opulenza
trasmetti al tuo tabacco per magia
Necron [Forum CCA]
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Mio nonno
Mio nonno fumava trinciato…..trinciato forte.
Era talmente abile di “nturciuniari” con una sola mano, abilissimo, un consumato torcedor, mi faceva leccare la cartina, era una forma per farmi sentire importante.
Io lo ammiravo, lo imitavo nei suoi gesti, semplici pero pieni di una colmata esperienza.
Le sue dita callose e tinteggiati di nicotina, li odoravo e percepivo strani odori e sensazioni che tutt’oggi rimembro con allegria.
Imprenditore agricolo, comunista incallito, reduce della prima guerra, mi mostrava con orgoglio inusitato la sua ferita nella gamba sinistra.
Mussolini lo rovinò, gli tolse quel poco che possedeva, lui morì comunista, con un rispetto immemorabile alle sue precarie ideologie.
Le cicche li accumulava in un cassetto del unico mobile che possedeva, li riapriva e con la somma di tanti monconi rifaceva le sue sigarette ancora più forti e maleodoranti.
Di tanto in tanto sniffava, si, sniffava polvere di tabacco, è starnutava.
Era felice così: una buona sigaretta, un buon bicchiere di vino rosso, è mi abbracciava con tenerezza, io percepivo il suo odore, lo baciavo, mi stringevo a lui, sentivo sicurezza ed una forte emozione.
Per me è sacro ancor oggi, è racchiuso in un neurone del mio cervello, ben sigillato, di tanto in tanto lo riapro e rimembro.
Da piccolo lo ammiravo, odoravo le sue dita, ricordo le sue unghie ben mantenute e ingiallite, quell’aroma non mi abbandona, mi riporta ancor oggi a sentire la sua voce che gridava: “Pinù, curri v’accattami di fumari.”
Gli compravo una busta di trinciato e una fialetta di benzina, non si separava mai dal suo accendino a pietra, antico e sempre funzionante. “Talìa (mi diceva) nun sbaglia un cuorpu”.
Sono le dieci del mattino, seduto sotto l’ombrellone in una tranquilla mattinata di Luglio, che pace, non sò per quale motivo mi svolazzano per la mente tutti questi ricordi di tanti anni fà.
Stò fumando un hermoso di H. Upman connoisseur No.1, mi istiga a ricordare, mi obbliga a non dimenticare quelle cose che furono.
Mio nonno era uno forte, spavaldo e fiero, morì pieno di orgoglio e con lo spirito gonfio di onestà.
Rassicurato dalla sua bontà, sempre mi ripeteva: “ Pinù nun tu scurdari mai: L’OMU CA NUN FUMA NE PIGLIA TABACCU E’ CUOMU UN CANNILIERI SENZA MECCU”.
Josè Arnone [Forum CCA]
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Odio e Amore
L’ultimo giorno di giugno è giunto ormai al suo termine. Il sole sta tramontando ed io, dopo una cena semplice, decido di concedermi l’ultima soddisfazione della giornata. Mi guardo attorno per scegliere chi mi accompagnerà in questa serata calda ed afosa; mi volto e lì nell’angolo c’è lei, la creatura con cui ormai ho instaurato un vero e proprio rapporto di odio e amore, una creatura bisbetica ma affascinante al tempo stesso, che sin dal nostro primo incontro a Parigi si è concessa a me regalandomi gioie ma soprattutto dolori. Sarà il caso di affrontarla questa sera, rischiando l’ennesima delusione? Mi dico: “perché no?….Questa sera mi sento particolarmente romantico…” Ed allora mi dirigo verso di lei, verso l’Inmensas, figlia di Simon Bolivar…che dal padre ha ereditato carattere e sfrontatezza.
La prendo tra le mani ed il suo corpo affusolato e sinuoso, la sua pelle mora e vellutata già mi affascinano, mi ammaliano… non riesco a resisterle…
Da subito, appena appoggio le mie labbra su di lei, mi colpisce con il suo profumo piccante ed esotico…non mi da tregua e sin dalle prime schermaglie mi fa capire che questa sera mi darà solo gioie e nessun dolore!
Mi attacca, vuol far sì che io dimentichi i litigi passati ed in effetti è proprio così!
Intanto dal mio lettore CD Sade ci accompagna con ritmi soft ed avvolgenti… ed io non riesco a staccarmi da lei…
Dopo circa mezz’ora, l’Inmensas si ritrae, inizia di nuovo “a fare la preziosa”…quasi come se non ne volesse più sapere di me ed io inizio a temere di nuovo il peggio, dico a me stesso ci risiamo, devo abbandonare l’amore e tornare all’odio …. ed invece si tratta solo di una finta, quasi un mettermi alla prova, per poi tornare a concedersi come e più di prima.
Le tolgo l’ultimo indumento, quell’affascinante fascetta che le cinge la vita, e mi lancio in un gran finale…memorabile, che mi lascia steso e spossato sul divano…esausto ma felice di aver fatto pace con questo splendido esemplare di creatura caraibica…fino alla prossima schermaglia, fino al nostro prossimo rapporto che potrà sfociare in Odio oppure in Amore.
Zab [Forum CCA]
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Perchè Habanos Day
Correva l`anno 2003, i primi "veri" Cigar Club del neonato Circuito CCA iniziavano a muovere i primi passi.
Dopo un primo giro di cene di inaugurazione compartecipate a livello "nazionale" (allora Nazionale voleva dire per il 99% Lombardia-Emilia Romagna) naque la necessità di ritrovarsi tutti ad uno stesso tavolo per fare il punto della situazione.
Il momento di incontro fu trovato presso l`Ostaria "Da Ivan" in una serata di inizio primavera, per l`esattezza il 28 marzo (lo ricordo bene perchè esattamente allo scoccare della mezzanotte, come avviene in una bella famiglia, tutti gli amici presenti mi fecero gli auguri di Buon Compleanno).
All`incontro parteciparono il Presidentisssimo Bigi Angelo (come amava farsi chiamare un tempo), il Cigar Club Parma, Sigarando, il Mantua Cigar Club e noi... la CCA Milano (io ed Odolo per la precisione).
I punti su cui discutere erano le basi del Movimento: Strutturazione CCA Nazionale, quota contribuzione dei club; Pianificazione calendario eventi; Utilizzazione scheda comune di degustazione e degustazioni interclub; Corso sommelier; Guida "Sigari & Locali" e la proposta dei Parmigiani: Realizzazione di evento interclub.
L`idea nata nel Cigar Club Parma, e di cui Marco! da tempo mi aveva anticipato alcuni "dettagli", era quella di un grande Meeting di tutti i Cigar Club ed i partecipanti al Forum CCA. Lui la immaginava, prima ancora di organizzarla, come una grande corte all`aperto coperta parzialmente da una tensostruttura per ripararsi dal sole, piena di fumatori di sigaro intenti a conoscersi, scambiarsi informazioni ed opinioni sul tema del Fumo Lento.... e soprattutto godersi una bella megafumata di gruppo.
Era da poco passato il tempo della Cantinetta di Formigine, in cui per la prima volta si riusciva a dare un volto ed una voce ai tanti post scritti sul forum. (Una nota simpatica: in un primo periodo, perlappunto prima di Formigine, prima di scoprire che eravano tutti degli sbarbatelli, sul forum ci si dava quasi sempre del Lei.....)
L`idea piacque molto a tutti. Marco! aveva già trovato una location interessante di cui aveva distribuito la brochure: il Castello di Felino. Ricordo che all`idea di immaginare un Castello a nostra completa disposizione e soprattutto vedendone le immagini presenti nella brochure, mi sentii per un momento "the king of the world". Ottimo lavoro avevano già iniziato a fare gli amici di Parma.
L`organizzazione dell`evento (menù, svolgimento serata, sigari, ospiti ed intrattenimento) si cominciò a delineare direttamente quella sera, tra una fetta di culatello ed un sorso dell`ottimo champagne sciabolato da Ivan.
Da evento organizzato dal Cigar Club di Parma stava evolvendo nel primo vero evento organizzato da più Cigar Club insieme.
Si decise di far parlare Bigi direttamente con Andrea Vincenzi per riuscire ad ottenere i sigari: 3 sigari per 200/300 persone.
Non era roba di poco conto... anzi!!! Addirittura quella sera pensavamo fosse una "impresa impossibile"... ed invece....
...invece Diadema abbracciò con grandissimo interesse e gioia questa nostra voglia di fare le cose in grande. Addirittura decise di sponsorizzare a tal punto l`Evento che si decise di dargli un nome inconfondibile, strettamente legato all`importatore ed al produttore di sigari cubani: HABANOS DAY.
La collaborazione ed i lavori per l`organizzazione dell`evento furono da subito frenetici, con lo stesso Vincenzi che faceva avanti-e-indietro dalla tipografia per portare sempre nuove bozze di inviti, brochure ed altro.
Parlando con Marco! mi venne l`idea di realizzare un Sito Web dedicato, Marco lo propose subito ad Andrea che la trovò un`ottima idea, e dopo approvazione di Diadema e di CCA, venne quindi registrato il dominio habanosday.it
Tanto fu il lavoro svolto da ambo le parti. Tanti sono i ricordi belli di quel pionieristico periodo. Tante le ore passate al telefono per i vari dettagli... le Guayaberas per gli intervenuti...etc.
Poi purtroppo accadde quel che accadde.... a chi TANTO ARDENTEMENTE AVEVA VOLUTO ED IDEATO QUESTO EVENTO... i giorni più brutti della mia vita... proprio pochi giorni prima dell`evento per me più importante del tempo.
E` così che i miei occhi hanno vissuto l`evoluzione dell`evento Interclub del Cigar Club Parma in Habanos Day, l`evento di CCA E DIADEMA.
Dik [Forum CCA]
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Quei maledetti toscani di Persia - I parte
Eccome se quella città gli dava fastidio, con i suoi rumori, l`aria irrespirabile con il suo sapore di polvere, di sporco. La odiava; lui a Tehran non ci poteva proprio stare. Eppure quel Paese, così diverso dall`Europa Occidentale, gli aveva dato così tanto per la sua carriera, l`aveva fatto diventare un uomo tra gli uomini di affari; spesso si fermava a riflettere sul come si sentisse in contraddizione nell`odiare così tanto un Paese che con i suoi abitanti, gli aveva restituito successi e grosse soddisfazioni.
Questa volta aveva deciso di mettere un pizzico di novità nel viaggio e visto che non poteva fare a meno di trascorrere tutto il giorno in ufficio, si era preparato per arricchire le sue serate e nottate con un po` di gusto in più. Lasciando da parte i suoi fedelissimi puros, si era portato dietro una piccola selezione di Toscani, composta da 5 Antico, 2 Antica Riserva e 2 Originale. Purtroppo si era ricordato soltanto in seguito che solo l`Originale è fatto a mano, così come gli aveva insegnato il suo amico d`infanzia Riccardo, e si era pentito di non aver preso più Originali che Antichi; ma non importava, l`idea di fumarsi per la prima volta una selezione di prodotti italiani lo aveva eccitato parecchio.
8 luglio [Antico Toscano #1]
La prima sera è sempre la più pesante. Arrivato la mattina presto, dopo qualche risicata ora di sonno fu subito sommerso dalle numerose questioni di lavoro. Arrivò a fatica fino alle 20,20 circa, momento in cui si congedò dal suo amico Reza e si ritirò in albergo. Adesso o dopo cena? questa era la domanda. Decisamente, ADESSO! Il piccolo balconcino al nono piano del Tehran Bozorghe gli diede alloggio. Il problema, o meglio, la novità, era prendere confidenza con una vitola così diversa, un Perfecto di indubbia originalità, ma così ruvido e grezzo, che fece fatica ad avvicinarlo alla bocca. Appena la sua lingua toccò il sigaro, fu subito colpito dalle decine di tonalità che appartengono al sapore che comunemente chiamiamo "pepato". L`odore era acre e non avendo avuto esperienze in precedenza non era in grado di assimilare quello strano odore a qualcos`altro; sembrava terra, grasso, argilla. La capa era trapassata da molte nervature e questo creava ulteriore disturbo, tant`è che pensò di cambiare programma e fumarsi qualcos`altro prima di cena. Invece fu preso da un forte senso esplorativo e tirò fuori il suo fedele accendino che aveva caricato proprio il giorno prima a Malpensa. La prima boccata si diffuse per tutta la bocca ed il palato fu attaccato dal pizzicore del pepe che si faceva sempre più forte, ma mai fastidioso. Man mano che il fuoco prendeva il sopravvento sui la sottile punta, il fumo si faceva sempre più denso, fino a diventare quasi bianco. Questo Antico Toscano cominciava a diventare il padrone della sua bocca e divenne origine di tanti sapori, non ultimo quello del legno. Purtroppo la fattura, si parla di un machine made, lo costringeva spesso ad allungare la mano verso il posacenere, che appoggiato sul cornicione sembrava pronto a suicidarsi e gettarsi in quel fiume di auto che passava per Modarres St. e che non permetteva neanche ai pedoni che attraversavano col verde di arrivare sull`altra sponda. Gli automobilisti, che usavano il clacson più dei freni, si gettavano a capofitto per le vie intorno al suo albergo creando una sottofondo rumoroso molto forte, quasi che non potesse sentire i suoi pensieri. Mentre la combustione, quasi perfetta, accompagnava il braciere verso la la metà del sigaro, cedette ed i suoi pensieri si fecero sempre più opprimenti e si abbandonò a loro seduto sulla sedia presa dalla sua camera. Ad un certo punto fu ridestato da una brusca frenata, che oltre a farlo affacciare al balcone, lo aveva anche distolto dai suoi pensieri che si stavano tristemente appiattendo sul lavoro; sembrava che il sigaro lo seguisse nel suo umore, infatti si era appiattito anche il sapore; sembrava che il fumo avesse rivestito la sua bocca di una patina, impedendogli di gioire dell`evoluzione della fumata. Ma il Toscano evolve? si chiese. Bevve dell`acqua e dovette riaccendere il sigaro, che nel frattempo si era spento. Un sapore amaro arrivò prima alla sua lingua e poi sul palato; che fossero i risultati della nuova accensione? La gola e lo stomaco (vuoto) cominciavano a ribellarsi al Toscano, che dritto come un treno era arrivato alle sue viscere. Un altro sorso d`acqua e qualcosa cambiò, ma non abbastanza da soddisfarlo. Arrivato a 4-5 cm dalla testa, il l`Antico, si fece amaro e per paura che i suoi pensieri seguissero di nuovo l`andamento del sigaro, o viceversa, lo lasciò morire nel posacenere, alzandosi di scatto ed avviandosi al ristorante del decimo piano.
Stjep [Forum CCA]
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Quei maledetti toscani di Persia - II parte
9 luglio [Toscano Antica Riserva #1]
Sazio della cena a casa del suo amico e socio Reza, era tornato in albergo troppo tardi. Aveva già in mente il suono della sveglia, un bip bip modulato proveniente dal suo palmare. Rimasto però colpito dalla forza della fumata della sera prima, si decise a proseguire con il "maledetto programma". Chissà poi come gli era venuto in mente! Pagando alcune riviste, aveva notato un ricco assortimento di Toscani dietro la cassiera e così aveva preso il volo da Malpensa con 9 sigari, made in Italy, che fino a quel momento aveva pure evitato. Non contento, aveva anche deciso di mettere un sigaro di ogni tipo nel suo humidor da viaggio, per poi fumarseli durante la seconda settimana del suo viaggio. È strano come alcune volte, le cose buone (sarebbero stati i giorni seguenti a dirlo) nascono da eventi casuali.
Dopo essersi lavato la faccia con acqua e sapone per togliere via l`inquinamento locale (le centraline dell`ARPA qui diventerebbero tossicodipendenti!), si diresse con fare sicuro verso il sacchetto che conteneva i sigari e, attratto dal volto di donna, prese un Antico Riserva.
Come la sera prima, studiò il sigaro. Un diametro, pensare al "ring" lo face ridere, più consistente ed un colore più scuro. Si vedevano i mesi di stagionatura. Al tatto sembrava più rigido del Toscano Antico, quasi friabile. Assaggiò la testa e dopo aver notato che il sapore pepato era leggermente avvertibile, lo accese. Un fumo denso cominciò subito a farsi vedere, grigio chiaro. Benché fosse presente una leggera brezza, il fumo sembrava voler opporsi al vento e quasi tornare sotto quella corteccia. Il braciere, di un rosso molto scuro, stava impadronendosi del primo terzo, quando cominciò di nuovo a pensare alla sua giornata lavorativa. Un paio di piccoli ordini lo avevano messo di buonumore appena arrivato in ufficio; poi un sacco di fax e di messaggi lo fecero piombare dritto dritto nella monotonia. Il suono di una frenata lo distrasse e finì col fissare nel vuoto verso le montagne. Tehran è una città immensa, ha la particolarità di avere anche molti gradi di escursione termica tra la zona dell`aeroporto e ed il quartiere Daarband, situato a ridosso delle montagne. Una volta gli capitò addirittura di partire dall`albergo con la neve alle due di notte e di trovare un cielo stellato all`aeroporto che dista una quindicina di chilometri.
Pensò anche al contrasto tra le strade, affollate di suoni e luci, ed i palazzi silenziosi, con le luci accese ma senza tradire la presenza di nessuno; quasi abitati da fantasmi.
Arrivò a metà del sigaro, che sembrava interminabile. Forse il sonno ed il desiderio di coricarsi lo resero impaziente e fu sul punto di annegare il Riserva nel bicchiere d`acqua che aveva accanto. Una nervatura della "capa" (sorrise di nuovo) non bruciò e segui la cenere per diversi centimetri. Stava cominciando a capire i Toscani. Le dure e lunghe stagionature lo rendevano coriaceo, duro a morire, un Brecu Willis del tabacco. La salivazione era abbondante ed anche questo era segno che la sua bocca di giovane fumatore di sigari faceva fatica ad entrare in sintonia con il Kentucky ed il suo ripieno. La fine del sigaro si manifestò di nuovo con un colpo allo stomaco; questa volta era però sazio ma privo di scuse. Salutò con un bacio al vento la Venere del Botticelli e si lasciò cadere sul letto.
Stjep [Forum CCA]
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Quei maledetti toscani di Persia - III parte
11 luglio [Toscano Originale #1]
Il volto di donna dell`Antico Riserva lo aveva riconosciuto subito, ma il busto impresso sull`anilla dell`Originale che aveva in mano lo lasciò pieno di dubbi. Chi era quel tipo accigliato? Sembrava fosse messo apposta per avvisare i fumatori che quello che avevano in mano era un oggetto importante, quasi da rispettare. Anzi sembrava dire "lascia perdere!", come se avesse subito visto in lui un uomo non degno di accendere il sigaro.
Con un atto di sfrontatezza tolse il sigaro dalla sua plastica, ed ancor più attirato dalla sensazione di poter compiere un sacrilegio, lo porto alla bocca per saggiarne i sapori e confrontarlo con i fratellini machine made. Quella sera se l`era cavata con il room service ed aveva mangiato, oltre che all’oramai noto celo kebab, anche dell`insalata con cetrioli e pomodori. La verdura aveva un sapore molto buono, fresco ed invitante; una bottiglietta di Coca Cola (pensò all`embargo) aveva contribuito alla conclusione, e digestione, del pasto. L`aspetto del Toscano lo aveva colpito per le nervature, che affusolate sul corpo del sigaro, sembravano vene di un body builder di colore; sembravano passare sottopelle, portando linfa ai muscoli. Lo accese; con attenzione, dal momento che era il primo sigaro italiano fatto a mano che fumava. Un lieve pizzicore arrivò al palato e poi si allargò a tutta la bocca. Somigliava molto, almeno dalle prime boccate, all`Antico Toscano fumato qualche sera prima, ma questo sembrava più docile; certamente intenso e robusto, ma più docile. Paragonando questa sensazione al carattere dei cavalli, decise che quella sera aveva per le mani un purosangue campione di galoppo, muscoloso (guardò di nuovo la "capa") e potente. L`altro invece (l`Antico) era un cavallo selvaggio, che scalpita. Alla terza boccata il sigaro si spense, eppure non era passato molto dal puff precedente. Facendo una smorfia di disappunto lo riaccese, come un cubano, facendolo ruotare vicino alla fiamma. A differenza dei due sigari fumati le sere precedenti, questo si lasciava inumidire dalla saliva. Inoltre la cenere era molto chiara, grigio chiaro, come i capelli di un uomo anziano; per i colori, fu decisamente attratto da questo sigaro, che opponeva il chiaro della cenere allo scuro del corpo. Purtroppo si spense un altro paio di volte e questo creò punte di amaro sulla sua lingua che non gli piacquero, anzi lo disturbarono. La stessa forza che il sigaro produceva nel suo aroma particolare veniva espressa, forse con più decisione, in aromi poco piacevoli, quali l`amaro, il piccante ed il secco (se di aroma di può parlare in questo caso).
Per la terza volta ne uscì sconfitto, Toscani tre, Steve zero. Ma la cosa non lo urtò, anzi provò un certo piacere sadico nel finire quel sigaro perché poi avrebbe avuto tra le mani i fratellini umidificati; aveva infatti messo fin dal primo giorno del suo arrivo tre Toscani, uno per tipo, nel suo humidor da viaggio: farsi regalare la scatola dei Torano Exodus 1959 dal suo tabaccaio di John Bayley street a Londra era stata proprio una bella idea!
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Quei maledetti toscani di Persia - IV parte
14 luglio [Toscano Antica Riserva – #2 - umidificato 7 gg]
Quella sera non volle perdere tempo. La cena al Taji Mahal, uno tra i due più quotati ristoranti indiani di Tehran, un veloce thè nella hall del suo albergo con Roozbeh (quella sera si parlò solo di donne!) e poi dritto verso la famigerato (e maledetta) scatola della stanza 903.
Aveva una gran voglia di fumare e soprattutto voleva cancellare le precedenti tre fumate "secche" con una bel Toscano "inumidito". Certo, sette giorni erano molto pochi affinché il sigaro beneficiasse a fondo delle cure termali, ma sempre meglio che niente. Anzi!
Appena aprì la scatola umidificante, gli capitò quello che gli succedeva sempre; partiva convinto per un sigaro e poi veniva attirato da un altro, al quale non aveva pensato prima. Il Robusto Millennium Blend svizzero, anzi i quattro Millennium che circondavano i Toscani erano una bella tentazione. Tentennò un minutino, con la scusa di sistemare meglio i sigari; a volte si comportava come un bambino davanti la cioccolata. Poi pensò alla moglie, ai suoi capelli e fece la sua scelta.
Ovviamente il sigaro si presentava più morbido al tatto e la foglia esterna si faceva carezzare con più voglia. Purtroppo la parte che era rimasta vicino all`umidificatore, il piede, si era bagnata un po` troppo rispetto al resto del sigaro, ma visto che si trattava di un paio di centimetri soltanto, decise di accenderlo lo stesso.
Provò a schiacciarlo tra le dita ed il sigaro rispose lasciandosi pressare, senza quel tipico crocchiare dei Toscani asciutti. La prima boccata fu già un piacere. Il pepe, l`amaro, l`asciutto dei giorni precedenti erano scomparsi. Fantastico, penso. Quella sera fumò in stanza, con la finestra aperta, seduto sul letto, guardando la BBC che riproponeva uno speciale sulla guerra in Iraq. Pensò alle trecento salme che erano state ritrovare in Iraq e che erano state restituite al governo iraniano proprio un paio di giorni prima. Le salme, ormai ridotte a polvere, avevano attraversato Tehran in corteo scortato da tanti uomini, da bandiere sui lampioni e da speciali preghiere urlate dai mullah dall`alto dei manareh. Anche se l`evento non lo riguardava, si era commosso nel vedere padri di famiglia che piangevano figli scomparsi tanti anni fa ed ora tornati a casa.
Il sigaro gli piaceva. Morbido e costante nel rilasciare tutta la sua storia; la raccolta, le varie stagionature e maturazioni presso la fabbrica di Lucca. La Toscana, la campagna, il vino e la fiorentina. Furono pensieri che si susseguirono in un istante.
Il primo terzo se ne andò via in un baleno, lasciandogli in bocca il vero sapore del tabacco (così credeva), vero, originale, simile solo a se stesso, diverso da ogni altra cosa, uguale soltanto al motivo che due anni prima lo aveva spinto ad appassionarsi al fumo lento. Già, lento, molto lento. Una boccata ogni due minuti, quasi ad aspettare l`ultimo bagliore del braciere per poi ridargli ossigeno e vedere il fumo bianco uscire copioso dalla sua bocca. Quella sera si senti va tranquillo, quasi che fumasse Toscani da molti anni, quasi che avesse fumato solo quelli! Provò ad aspirare aspettandosi di tossire; indugiò e poi avvicinò il sigaro alla bocca e tirò il fumo; piano, come in un esperimento. Il fumo arrivò nei polmoni, fece una breve sosta e poi dritto verso le narici. Si stupì del fatto che non avesse tossito, ma soprattutto avvertì un buon profumo di tostatura; quello che si sente nelle fiere vicino alle bancarelle delle arachidi, dove ci sono quei forni che girando come betoniere tostando le noccioline. Inutile dire che la sensazione gli piacque; mai assaporato un aroma simile, soprattutto dalle narici.
Pensò subito che durante la seconda metà del sigaro non avrebbe potuto più "giocare" così con il fumo ed infatti la doppia stagionatura del Kentucky non tardò a farsi sentire.
Israel Kamakawiwo`ole stava cantando in sottofondo "… Somewhere over the rainbow …. the dreams … that you dare to dream … really do come true … The colors of a rainbow so pretty in the sky … what a wonderful world .. ". Quelle parole, insieme alla musica ed I piacere del fumo lento, si distrasse completamente, lasciandosi cadere sul letto. La seconda parte del sigaro si prese con decisione ed irruenza la parte da protagonista, mutando dal sapore di tostato a quello di tabacco, che aveva già sentito le sere precedenti. La breve sosta nell`humidor aveva comunque avuto i suoi effetti; anzi avrebbe presto provveduto a mettere qualche altro Toscano in una delle sue scatole, per poi farli riposare per almeno un paio di settimane prima di fumarli.
Finì la serata e la fumata in quella posizione, coricato sul letto, con le spalle appoggiate al muro; niente pensieri, niente problemi; soltanto la sicurezza di essere vivo.
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Quei maledetti toscani di Persia - V parte
16 luglio [Toscano Originale – #2 - umidificato 9 gg]
Il mercoledì era filato via liscio, portandosi dietro il disagio e la stanchezza dei giorni passati. Il venerdì si avvicinava e sempre più spesso il pensiero andava al volo LH601 che l`avrebbe riportato a casa. Andare in Iran gli piaceva; in quel posto poteva mettere in pratica tutto quello che aveva imparato negli ultimi anni, trattava nuovi contratti, incontrava persone per così dire "eccellenti", quali sottosegretari ai vari Ministeri legati al business del petrolio, importanti rappresentanti delle società nazionali per l`energia ed il suo sviluppo.
L`Iran è una nazione davvero portentosa, con i suoi climi presi da tutti gli angoli della Terra. Montagne, pianure, deserti, campagne, tutto era ben distribuito e faceva dell`antica Persia la nazione più interessante del Medio Oriente. A differenza di quanto molti pensano, l`Iran non è un paese arabo, in quanto sia la lingua parlata che quella scritta, non sono arabe, bensì persiane. Ad un ascolto attento la differenza tra il farsi (la lingua iraniana) e l`arabo non era difficile da trovare.
Tutto ciò gli piaceva ed era sempre entusiasta di partire. Ma poi passato l`entusiasmo dei primi giorni, la routine prendeva prepotentemente il posto della novità e, sotto il pressante ritmo di 12/14 ore di lavoro giornaliero, crollava il suo entusiasmo. Ma quella volta era stato diverso. I Toscani casualmente presi prima di partire gli davano un piccolo motivo di resistere alla giornata lavorativa e di terminare le giornate nel migliore modo possibile. Quella sera decise che toccava all`Originale, lasciando ancora un giorno nell`humidor l`Antico che così tanto l`aveva colpito (allo stomaco!) qualche sera prima.
Come l`Antico Riserva del giorno prima, anche il Toscano Originale che aveva in mano era più soffice al tatto ed aveva perso quella caratteristica croccantezza che contraddistingue i Toscani. Il volto del personaggio dipinto sulla fascetta sembrava aver cambiato espressione e più che ammonirlo, pareva assecondarlo nella sua scelta, quasi orgoglioso di venire bruciato quella stessa sera. Sorrise con ironia al pensiero di veder girare verso di lui il volto di quel militare e dirgli:" quello che hai tra le mani è frutto della ricerca e della passione di persone che quasi 120 anni prima di te hanno dato vita ai Toscani Italiani".
Inorgoglito, accese piano piano la punta del sigaro e sicuro di non ricevere indietro brutte sorprese, fece una lunga ed intensa boccata. Il fumo era copioso, bianco intenso, molto più di ogni altro sigaro. Forse l`umidità che il tabacco aveva assorbito durante la passata settimana stava arricchendo i fumi della combustione di vapore acqueo. Per niente spaventato dalla cosa, cominciò ad aspirare il fumo, facendolo uscire dalle narici. Questa volta non sentì aromi di tostatura, ma bensì fu attratto da buon odore di legno ardente, quello dei falò. Il tabacco però si sentiva ed era certamente l`aroma ed il sapore predominante. Sapendo di poter contare sulla buona manifattura del sigaro, indugiò per molto tempo prima di far cadere il cilindretto di cenere nel portacenere, che con il logo dell`albergo, lo aveva accompagnato in tutto le fumate. La cenere, molto bianca (forse per la maggiore umidità) non si lasciava cadere facilmente e dovette battere il sigaro sul bordo del posacenere un paio di volte, prima di vederla cadere.
Quella sera la sua fumata era accompagnata da un buon thè, famoso in Iran per la sua forza. l`Ahmad thè svolgeva egregiamente la sua funzione di accompagnatore e seconda guida di una macchina da rally chiamata Toscano Originale.
Lavorando un po` su di un`offerta al portatile, arrivò in breve tempo alla metà del sigaro che vantava una eccellente evoluzione. Il suo palato era continuamente stimolato a ricercare nuovi sapori in ogni boccata. Senza mai annoiarsi come nelle prime serate.
La frugale cena presso un fast food specializzato in kebab turco, gli dava la sicurezza di non rischiare colpi allo stomaco da parte del sigaro e forte della positiva esperienza dell`umidificazione arrivò presto a termine del sigaro, lasciando che il cortissimo mozzicone si spegnesse da solo.
Grande! Aveva pronunciato a voce quasi alta. Il Toscano gli piaceva, ma umidificato. Tante volte lo aveva scartato e spesso si era chiesto se mai gli sarebbero piaciuti quei panciuti bastoncini di legno. Ebbene la sua esperienza l`aveva fatta. Il riposo, seppur breve nell`humidor, donava al sigaraccio una morbidezza inaspettata, un ventaglio di sapori che il forte aroma di pepato aveva precedentemente coperto.
Adesso si aspettava tanto dall`Antico che gli rimaneva di fumare per completare il ciclo. Tre Toscani diversi secchi e poi gli stessi tre tipi umidificati. "Quasi quasi me lo fumo subito". Pensò. Poi però la stanchezza si fece sentire e compiaciuto di quello che gli era successo nell`ultima ora si coricò soddisfatto e lanciato verso il nuovo giorno.
Stjep [Forum CCA]
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Quei maledetti toscani di Persia - VI parte
17 luglio [Toscano Antico – #2 - umidificato 10 gg]
Finalmente la settimana lavorativa locale era finita. Il venerdì mattino si era alzato con comodo, lasciandosi alle spalle i 10 giorni di inferno che aveva passato tra uffici, strette di mano sudate, sorrisi ambigui e meeting interminabili. Per fortuna si era ricordato di mettere il cartellino "do not disturb" sul pomello della porta, e questo gli aveva garantito alcune ore di sonno tranquillo in più; infatti il pensiero andò subito a quel giorno, un paio di mesi addietro, in cui aveva dimenticato di appendere il cartellino ed alle 8 una ingombrante signora con tanto di carrellino aveva fatto irruzione nella sua camera, come una squadra SWAT, con tanto di viso coperto!
Una buona mezz`ora l`aveva passata a leggere i pochi giornali locali stampati in lingua inglese davanti ad un abbondante bicchiere di spremuta d`arancia e poi si era recato in ufficio per raccogliere le carte in previsione del volo notturno. Nel pomeriggio un discreto Monte 5 lo aveva accompagnato durante la sua ultima riunione con i soci. Arrivato il crepuscolo, il suo pensiero are andato diretto come un treno alla scatola Torano, con il suo carico di tabacco italiano "umidificato". Dal momento che quella sera avrebbe cenato a casa del suo amico Reza, insieme alla moglie, alla cognata (notevole bellezza locale) ed ai suoi due nipotini, aveva deciso di mangiarsi qualcosa verso le 18 e poi di affrontare "face to face" l`Antico rimasto prima di raggiungere Reza. Il ricordo del "pendolino" che lo aveva colpito allo stomaco appena nove giorni prima era ancora forte e soprattutto si decise ad ordinare uno spuntino pensando al fatto che poi il sigaro sarebbe stato più docile, o così aveva sperato! L`addetto del room service portò il suo panino a base di formaggio fresco e salame di pollo, con un po` di insalata e yogurt. Un Zam Zam Cola lo aiutò nel finire lo spuntino pomeridiano.
Di nuovo, pensò, aveva tra le mani un sigaro che non gli piaceva al tatto, così ruvido e ribelle. I giorni passati nell`humidor lo avevano sì ammorbidito e reso meno "croccante", ma sentiva che quell`aspetto faceva parte della storia del sigaro e che nessun humidor glielo avrebbe cancellato del tutto. Leccò la testa e di nuovo il pepe era il sapore predominante. Non così fortemente come la prima volta, ma tutte le sensazioni ed i sapori si stavano ripetendo. L`odore di argilla, il pepe ed il peperoncino (entrambi molto forti) la ruvidità della capa; tutto sembrava leggermente sfumato, ma tutto era di nuovo presente in quel sigaro. Aveva notato che l`anilla era ben stretta sul sigaro e pensando a tutti gli altri Toscani tenuti fuori dall`humidor si convinse che questo era il risultato più evidente dell`incremento dell`umidità; infatti anche il trinciato aveva un colore più scuro rispetto ai precedenti sigari. Il tono della fumata rimase uguale fino alla metà del sigaro poi si rafforzò e diventò prepotente, quasi a volere ribellarsi al trattamento subito negli ultimi giorni. Il nostro eroe (anzi, pioniere dei Toscani) si era ormai abituato a quei sapori così diversi dal tabacco Cubano e non gli sembrava vero di stare lì, sul piccolo terrazzino della sua stanza, con la testa ed il pensiero completamente rivolto all`Europa, all`Italia ed agli spaghetti, ma capace di terminare il Toscano fino alla fine; quello stesso Toscano con la fascetta tricolore che lo aveva messo KO la settimana prima.
La costanza del sapore delle boccate lo aveva colpito sia in senso positivo che negativo, ovviamente. La costanza è indice di una buona manifattura (purtroppo lasciata alle macchine) ma anche ad una accurata e costante scelta dei tabacchi. Da un altro punto di vista, invece, la scarsa evoluzione conferiva alla fumata un andamento monotono, quasi noioso. Orgoglioso di essere arrivato al termine della fumata, e del sigaro, un ghigno apparse sul suo volto; gettò il mozzicone nell`ormai rassegnato posacenere – che aveva raccolto negli ultimi giorni cenere di tabacco proveniente da Cuba, Nicaragua, Santo Domingo ed Italia – e si diresse verso la doccia, per lavare via per l`ultima volta quel "pigiama" di odori di Tehran.
Alle 24, si trovo già oltre il check-in ed il controllo passaporti. Non aveva ancora capito se lo scopo dei funzionari era quello di controllare i passeggeri oppure quello di intimorirli e gettarli con violenza nelle rigide leggi ed usanze locali. Una volta passato attraverso l`ultimo controllo tirò un sospiro di sollievo e si diresse con passo accelerato verso i Duty Free …
FINE.
Stjep [Forum CCA]
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Roxy Bar
Ogni paese ha il suo. Il mio non fà l'eccezione. Piccolo ma elegante. Un
angolo (acondizionato forse per me), solo per fumatori di sigari. Arrivo,
con un paio di viziosi di sigarette. Ci sediamo in comode poltroncine di
panno blù con un piccolo cuscinetto rosso sistemato in maniera da
suplementare lo spazio vuoto che resta dietro la schiena. "Pinù: por favor
un campari soda con gin, un chivas senza ghiaccio e per me il solito. Faccio
un pò di scenografia, tutti mi guardano. Disintasco un bel portasigari
color nero della "Savinelli" e tiro fuori con molta delicatezza un
superlativo Montecristo N.3. L'ambiente è tenso. Ho 13 occhi puntati
addosso. Un cliente abituale ne ha perso uno in un dispiacevole incidente.
Nel fondo musica italiana anni settanta. Riintasco il portasigari, mozzo la
testa, riscaldo, è vado ai primi puff. Il mio "Havana club Anejo Reserva"
già è in tavolo. Pienezza di sapori, strutturato ed espressivo, regolare
nell'evoluzione. Qualcuno commenta " A sta minchia chi fietu".
L'alternabilità con il mio ron è soddisfacente. Il mio amico si mantiene
fedele a se stesso. L'ultimo terzo va accompagnato dal terzo ron. Il finale
fà onore alla sua fama. Molta forza negli ultimi puff, lasciando un bel
ricordo, privo di acidità e asperità. I viziosi, non capiranno mai le
soddisfazioni accumulate durante tutta la fumata. Riconosco che il lavoro di
convincimento gia è iniziato. Penso, che dentro un annetto anche loro
saranno dei veri e propi puristi.
Josè Arnone
Josè Arnone [Forum CCA]
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Sabato: ore 22:30
La solitudine m’infurisce.
Mi volto è l’osservo.
Sempre con il dovuto rispetto.
E’ la mia chiesetta; sempre pronta ad offrirmi il meglio di sé.
18 gradi e 70% sono i valori a non tradire mai la spesa che ho fatto.
Apro.
Un qualcosa invade i miei solitari sensi.
Un fino aroma.
E di pronto cambia il mio ad allora triste umore.
Un dubbio invade la mia mente.
Un dubbio capace di non pensare più ad altro.
Mi concentro proprio li. Si, proprio li su quei ben disposti allievi tutti
pronti a servirmi.
Tutti pronti a soddisfare la mia infinita voglia di scoprire nuove emozioni.
Guardo, li saluto e sorrido.
Ad un tratto lo sguardo è attratto proprio da LUI. Un lui disteso in un
angolo solo soletto. Mi incita. Mi guarda. Mi obliga a beneficiarlo. Il
cavaradossi sbraita la sua “recondita armonia”. Inchino il capo ante tanta
perfezione. Forse un po corto, però la sua personalità è avvincente. Lo
prelievo con il dovuto rispetto. Palpo la sua epidermide. E’ soave, elegante
e priva di superflue venature. Mozzo con decisione la sua corona. Riscaldo
con adeguata pazienza tutto il suo piede, è vai. Sapore deciso eccellente
nella fattura; mi suggerisce un registro aromatico rustico e soave.
Elitesco. Nel bicchiere un “Anniversario Pampero Reserva Especial”. Me lo
godo. Il suo sapore incisivo, pieno, con espressioni di caffè e cioccolata,
e perche no, forse anche mi rimembra la mia lontana tierra tropicale. A
questa punto è “Scarpia “ che sbraita. Salta il primo terzo. M’ inebria la
sua superba eleganza ed un sapore armonioso. Pavarotti continua a crearmi
la dovuta atmosfera. Tolgo la “anilla” e me lo godo hasta che quel valiente
continua a darmi tutta la sua arroganza. Appoggio il suo ultimo sospiro sul
portacenere, e aspetto con il dovuto rispetto la sua fine. La solitudine
ormai è lontana. Nell’ambiente ancora i sui aromi svolazzano e pregnano
senza confusione ogni angolo della mia mente. Riconosco che il mio amico mi
ha soddisfatto. Non mi ha tradito. Lo ricorderò per un bel po’. Ma come si
può scordare un robusto che solo la grande esperienza di COHIBA è capace di
creare?
Josè Arnone
Josè Arnone [Forum CCA]
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Shorts
... Che mattina!!!
Di quelle moderne
Tra dribbling nel traffico
e grigie stanze
La pila è esausta e cerco ricarica
Ma il tempo incalza
La pausa è rapida,
Minuta,
Corta...
Ma certo, che sciocco
Che nasci per questo
Lo dice il tuo nome
Raggiungo la scatola
La scelta è solenne
Estraggo la ruota
Tra fusi odorosi
Ti scelgo compatto
Ti impugno e ti ammiro
Un taglio preciso
E posso baciarti
Delizia cilindrica
La fiamma si alza
Debole, insicura
Scurisce il tuo piede
Che folgora ardente
Ti aspiro curioso
Sei subito pronto
Ti adoro per questo
Davide tra i Davide
Sei forza e tradizione
Scatto e modernità
Ristoro dell’anima
Sostegno del corpo
La cenere avanza
Raggiunge la meta
Che meta non è;
È solo un capitolo
Nel letto di cenere
Maliconico ti poso
Son triste e felice
E tu ... più corto che mai
Pablo [Forum CCA]
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Siesta
Ore 15.10
Accendo il mio ennesimo sigaro; impiego più tempo del solito nell’accensione e una voluta di fumo
mi investe gli occhi facendomi lacrimare e oscurandomi per un lungo attimo la vista delle mie cose.
Per fortuna è tutto finito : adesso vedo, vedo le palme, sento l’odore della resina del tabacco
La stessa che impregna le mani dei lavoratori, la stessa che rende tutto appiccicoso e che alla fine della giornata entra anche nei pori della pelle, nel capannone il tabacco viene spostato per la ventilazione e la polvere pungente disidrata la gola , bevo qualcosa.
Sento l’odore pungente della terra dopo un temporale estivo, l’odore soave della terra di una giornata di sole.
Vedo come sulla tavolozza di un pittore tutti i colori del tabacco: dal delicato verde della nascita
ai colori autunnali dell’essiccazione. Penso a Gaguin tra il verde lussureguiante di Papete : peccato fumava sigarette forse aveva sbagliato isola ;immagino un suo quadro con i colori del tabacco
con le sfumature resinose, con i volti delle cubane.
Penso a Gaguin, ai suoi quadri, alle immagini di quell’isola remota dove tutti gli umani sensi si sviluppano fino a raggiungere i limiti del reale. Lì dove il linguaggio non è fatto solo dei nostri pochi e vuoti vocaboli. L’odore del pesce alla brace si mischia con la vaniglia e col miele
Squilla il cellulare, insiste su note sempre più alte poi si arresta di colpo fermato da qualche animo impaziente.
Vorrei non aver piu’ bisogno di questo: sento la dipendenza dalla tecnologia sento che essa è al solo servizio dell’apparire: vorrei essere invisibile come adesso che fumo e guardo la natura , la terra e il mare, la foresta e la radura
Ore 16.25 apro gli occhi vedo la solita siepe che mi separa dal traffico della strada : il mio sigaro è finito, la mia ora di riposo dell’essere anche…ritorno all’arte dell’apparire
Cataca [Forum CCA]
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Sigaro Onirico
Penso che prima o poi capiti a tutti di accendere un sigaro senza aspettarsi troppo da lui,quasi controvoglia.E invece ci si trova in mano un pezzo in stato di grazia.
Dopo due puf,ieri sera,camminavo al centro del mercato,uno dei piu` grandi d`Africa.Le spezie emanavano dai
sacchi aperti un aroma pungente,profumi di vaniglia e zenzero si mischiavano ai sentori di manghi enormi,frutta
e verdura di ogni tipo.
Da un angolo arriva forte l`odore biscottato del pane cotto nei forni all`aperto.
Da un altra parte un artigiano colpisce le mie narici con l`odore metallico del suo bracere,dove sta
arroventando una lama per farne un bellissimo pugnale lavorato a mano.
Svolto una stradina e come un pugno mi colpisce l`emanazione del tabacco appena arrivato da Chartoum,ancora
fresco,verra` consumato cosi`,in foglie umide e acidule.Sotto una tettoia di makuti grandi assi di cedro del
Libano e teak stagionano.Serviranno al cantiere per fare imbarcazioni.Il profumo intenso che emettono e`
meraviglioso,si mischia con quello del sartiame in sisal naturale,e con l`odore delle pelli conciate li
vicino,per farne finiture e selle.
Eppoi sei circondato dalla folla festante,con il suo stimolante odore di umanita`.Le mie narici sono allo
stremo,basta un nulla per raggiungere l`orgasmo olfattivo!
Passa una ragazza eritrea che sa di resina e miele ed e` fatta!
Se non mi sbrigo a buttare il mozzicone nel posacenere mi brucio le dita.
Seduto sul terrazzo di casa penso di avere fatto inaspettatamente una grande fumata.
Il mercato di Port Sudan oggi e` rimasto cosi`,come allora.
Il Por Larranaga Petit Corona spero che sia domani come e` stato oggi.
Saluti africani
Anonimo [Forum CCA]
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"Il fumo nuoce gravemente alla salute"