Festival Partagas 2004
servizio a cura di Alex Iapichino (nothelaw)

Discussione avviata il 23/11/2004 22.11.55 da nothelaw
Festival Partagas 2004 (Prima Parte)

Sono arrivato all`Avana sabato notte dopo un lungo volo da Londra con tappa intermedia a Madrid. Tanta era l`ansia e lo stato di eccitazione quando dall’aereo ho cominciato ad intravedere le luci della citta’, il castello del Morro, il Malecon, Varadero e poi Miramar. All’aeroporto era ad attendermi un’amica di lunga data, che mi ha subito omaggiato con un sigaro. Le dico “Grazie, cos’e’?”, lei mi risponde “Hoyo Gran Piramides”. Fatto il check-in al Nacional, raggiungo la mia amica per la mia prima fumata all’Avana nel patio dell’albergo. Dico sempre che questo e’ forse il luogo che piu’ di ogni altro all’Avana si presta a fumare il puro: sara’ il giardino tropicale che lo circonda, la vista in distanza dell’oceano, i profumi della citta trasportati dal vento, le colonne che evocano tempi ormai passsati che rendono questo luogo unico al mondo. Il sigaro purtroppo non era all`altezza, disturbato forse anche dal forte vento. Nonostante la stanchezza (erano ormai l’1 di notte all’Avana, per me le 5 di mattina) e dopo essermi imbattuto negli amici italiani Massimo De Giovanni, Luigi Ferri e Francesco Minetti, mi convinco ad uscire. Ed e’cosi che comincia la mia nuova avventura.

La domenica e’ dedicata agli acquisti. Prima di arrivare avevo gia’ fatto mettere da parte qualche scatola, che vado prontamente a ritirare al negozio del Melia Habana. Ho visto cabinets da 50 di Magnum 46 e di Ramon Allones Specially Selected, andati via via scomparendo con il passare dei giorni. E’ qui che sono riuscito a trovare un cabinet dei sigari richiestimi da Angelo, che purtroppo quest’anno ci e’ mancato tanto non essendo potuto essere tra noi (a proposito se leggi Angelo, ti mandano un caloroso saluto tutti gli amici in commune). Ed e’ qui che ho fumato il mio primo Sublimes trascorrendo due ore a conversare del piu’ e del meno con Andres, il gestore, ed il suo assistente, Manuel. Pomeriggio di riposo in albergo per ricaricare le pile. In serata mi sono incontrato con i fratelli Bassan e gli associati del cigar club Calle de La Industria 520 al ristorante El Ajibe. Il loro risultava essere forse il gruppo di italiani piu’ numeroso presente al Festival; ottimo il loro programma che alternava eventi attinenti al sigaro o al mondo del tobacco ad eventi culturali e mondani. Per i "singles" tra di noi erano ad attenderci delle giovanissime cubane al Johnny: io c’ero gia’ stato in pasato ma vi assicuro che nel giro di 5 minuti vi ritrovate il tavolo pieno di ragazzine attraenti con tanta voglia di “ballare”! Come sempre, ho fatto il bravo e sono rientrato in albergo, solo dopo aver rimirato per mezz’ora le eleganti e sensuali mosse di una bellissima ballerina mulatta.

Il giorno dopo e’ dedicato a Partagas. Dopo una rapida visita a LCDH del Nacional (assai deludente), prendo un taxi e mi dirigo alla tienda che ha organizzato il Festival e la ragione prima del mio quinto viaggio all’Avana. Gestita da Abel Exposito, la tienda Partagas e’ il negozio per eccellenza, quello piu’ noto e quello che di gran lunga fattura piu’ di ogni altro. Ed e’ qui che sia durante il suo festival che durante quello di Habanos confluiscsono le maggiori personalita’ nel mondo dei sigari. Non e’ raro incontrare all’interno della sala VIP personaggi quali Valerio Cornale, Frank Nisenboim, David Tang, Salvatore Parisi, Orlando Quiroga, Jose Ilario, Roberto di Serio e tanti altri. Durante questa prima visita ho ritrovato i soliti Massimo, Luigi e Francesco, ho rivisto Tamara Cuevas, Deborah Zulueta e la mitica “La China” ed ho conosciuto Eugenio Zappaterra, produttore di humidors. Tamara mi ha gentilmente omaggiato di due Sublimes, uno dei quali ho fumato subito e ho a mia volta donato l’altro a Luigi. Venivano anche offerte delle guayabere bianche, regalate a quanto pare alla Partagas dall’italiano Roberto di Serio in occasione del Festival. Nella tienda ho comprato un pesantissimo potracenere in marmo col nome della casa e un CD-ROM intitoloato “An Enthusiast Guide to Habanos”. Senza nemmeno accorgermene mi sono ritrovato tra le mani un sacchettino pieno di delizie: 3 o 4 Siglo VI e una decina di Sublimes. Che dire: forse dovrei andarci piu’ spesso in questo negozio! Con Massimo ed altri italiani abbiamo pranzato al Nettuno,un ristorante vicino a Partagas dove devo dire si mangia molto bene. Roberto di Serio era seduto con altri amici ad un altro tavolo. Dopo pranzo ho fatto una capatina al negozio de La Corona, dove ho consosciuto il gestore Omar, ma non ho comprato niente. Nel primo pomeriggio di nuovo da Partagas dove ho raggiunto il gruppo del Calle de La Industria 520 e incontrato Quiroga, sempre in forma nonostante l’eta’. Mi hanno presentato la Sig.ina Olivia, studentessa di marketing all’universita’ dell’Avana, piu’ nota ai piu’ quale modella nella recente mostra fotografica “Del Arte y del Tabaco”. Dopo averla riaccompagnata alla casa dello studente, ho rivisto per un cocktail Sara che mi ha presentato Salvatore Scolo. Ho cenato con un’altra amica in Nuevo Vedado presso la paladar La Casa, gestita dal cubano (anche se sembra piu’ un californiano) Alejandro, ormai amico di vecchia data.

Mentre molti partecipavano alla gita con mariscada al Cayo Levisa organizzata da Partagas, io mi sono incontrato con Parisi, giunto la sera prima da Roma. Essendo il suo primo giorno all’Avana era eccitatissimo. Come al solito, siamo andati alla caccia forsennata di sigari. Abbiamo girato in ordine le LCDH del Melia Habana, Club Havana, e Partagas e la tienda presso La Corona. I maggiori acquisti li abbiamo fatti al Melia Habana dove abbiamo fatto incetta di Rafael Gonzales (alcune scatole con 3 o 4 anni di eta’). Qui ci siamo fumati un sigaro della ottima torcedora del negozio, Yolanda: a detta di Parisi la sua e’ una delle migliori ligade in circolazione al momento. La consiglio a chi prossimamente sara’ all’Avana (vero Beppe?). Al Club Havana c’e’ sempre Enrique Mons, che non sarebbe il personaggio che e` senza un sigaro in bocca. Abbiamo rivisto qua Eugenio, che ci raccontava di essere stato ricoverato la sera prima in ospedale, esperienza che non vorrebbe mai ripetere. Niente di grave comunque. Alla Corona ho acquistato un box di Lonsdales di Rafael Gonzales e il libro di Robaina. Infine da Partagas abbiamo incontrato lo spagnolo Jesus Muriel Llano, recente Hombre Habano 2004 nella categoria vendita al dettaglio, ed il francese Jean-Yves Severin, gestore de La Boutique del Habano a Madrid. Mi hanno poi poresentato Fabio Ballestracci, che ha appena finito di pubblicare il libro di interviste “Hablamos el mismo idioma” che poi verra’ ufficialmente presentato alla serata di Bienvenida il giorno dopo. Al Nacional all’ora del cocktail sul patio ho fatto la graditissima conoscenza della splendida attrice americana Megan (tra i cui films, si annovera “The Insider” con Al Pacino e Russell Crowe), all’Avana per qualche giorno con la madre. Mi ha invitato a cena a La Guarida, ma ho dovuto declinare dato che avevo gia’ appuntamento con Parisi e Balestracci a El Palenque. Le ho promesso che l’avrei raggiunto dopo cena. E cosi e’ stato. La Guarida, il famoso ristorante nell’Habana Vieja, ha sempre il suo fascino e il cibo e’ di discreta qualita’. Al tavolo assieme alla madre, c’erano un giudice cubano (femmina) di circa 28 anni e il suo marito canadese che lavora quale consulente per l’ONU, una coppia di messicani ed io. Dopo cena eravamo tutti in vena di ballare essendo l’ultima notte all’Avana di Megan. Siamo cosi andati al Café Cantante dove suonava un gruppo cubano di non grandissima fama. La serata e’ trascorsa molto bene, ma ancora meglio e’ stato quando, andati a casa il resto della comitiva (madre inclusa), siamo rimasti soli io e Megan.

Dopo poco piu’ di un paio d’ore di sonno, ho incontrato Megan e la madre a colazione. Erano in procinto di ripartire per gli USA e le ho accompagnate all’Habana Vieja per le ultime compere. Un frettoloso addio, anche se ci siamo promessi di rivederci presto a Londra. Il resto della mattinata lo ho trascorso a spasso per l’Habana Vieja con le strade piene di vita e rumore, i vicoli polverosi, la gente sorridente. Ho fatto una visita fugace al Conde de Villanueva (a proposito: l’albergo e’ sotto ristrutturazione e, anche se LCDH e’ aperta, mi ha dato l’impressione che stenti ad esaurire le scorte; vi ho comprato comunque un paio di scatole) ed ho poi visitato il Museo del Tabaco, dove mi hanno permesso di fare qualche foto. Alle 2 avevo appuntamento con Olivia, che mi ha fatto compagnia a pranzo presso una paladar in cui non ero mai stato ma molto valido, il Mamy nella zona di Miramar.
Un paio d’ore di piscina prima dei preparativi per il Coctel de Bienvenida. Questo doveva tenersi alla Partagas, ma all’ultimo momento e’ stato scelto il Palacio de l’Artesania, locale piu’ consono ad ospitare un gruppo di un centinaio di persone. Chi non avevo avuto ancora modo di incontrare, l’ho rivisto al Coctel: Lambo di Bologna, Luca di Pescara, Valerio Cornale, Jose Ilario, gli inglesi Mike Mirecki e Peter Wilson, il Chema appena giunto dall’Italia e il giapponese Nakamura. La presentazione del Festival e’ stata preceduta da una danza di origine afro-cubana con tanto di lanciatori di fiamme. A questo evento e’ stato presentato il libro di Ballestracci, molto ben fatto. Enorme la presenza di italiani, di gran lunga la nazione piu` rappresentata a questo Festival. A fine serata sono rincasato.

FINE PRIMA PARTE

Discussione avviata il 24/11/2004 19.24.16 da nothelaw
Festival Partagas 2004 (Seconda parte)

Sveglia presto giovedi mattina per far visita alla finca di Don Alejandro Robaina organizzata dal direttivo del Calle de La Industria 520. Il personaggio non ha certo bisogno di presentazione: a 85 anni e’ diventato forse il campesino piu’ rinomato dell’industria del tabacco cubano. La sua “dimora” e’ situata a San Luis Rey nella regione di Pinar del Rio, la culla delle piantagioni di tabacco. Questa e’ stata la mia quarta visita in questa zona di Cuba, che, seppur non vicinissima alla capitale (dista circa 3 ore di macchina dall’Avana), e’ una visita d’obbligo per l’aficionado: non solo si riesce a vedere e toccare per mano la pianta, ma molto si impara sulla semina, il raccolto, la preparazione della foglia, la stagionatura e cosi via. Il tragitto sulla “autostrada” poi e’ un’esperienza in se stessa tra cartelli rivoluzionari, carri trainati da cavalli e campesinos che osservano il turista pieni di meraviglia, ma sempre molto rispettosi. Dopo una breve sosta sulla strada per il caffe’ e una fumatina (l’autista del pullman era asmaticio per cui non permettava a nessuno di fumare a boardo), arriviamo verso le 11.30 a casa di Don Alejandro. Ci accompagnava il suo “hermano”, Orlando Quiroga. Abbiamo avuto la fortuna di incotrare Robaina in un giorno in cui non aveva altre visite. E’ sconcertante come un personaggio simile accolga tutti a braccia aperte e sia di una semplicita’ allarmante: pensate che non esiste neppure un segnale o un cartello per indicare casa sua, si deve andare un po’ a naso! Seduti una decina di noi sulla veranda di casa sua, fumando un sigaro fresco di finca accompagnato da rum, abbiamo amichevolmente parlato del piu’ e del meno. Si e’ unito a noi il nipote di Don Alejandro, Hirochi Robaina Silva, giovanissimo campesino che si rumoreggia prendera’ in mano le redini della finca quando Alejandro passera’ la mano. Robaina era comunque in formissima: ci ha detto che la finca e’ costituita da 17 ettari di terreno, che dalle sue piante vengono prodotti qualcosa come 6-7 milioni di sigari, che il recente uragano abbia danneggiato solo in minimissima parte il suo e i terreni vicini. Hirochi ci ha mostrato dei veri gioielli per i collezionisti come me: un humidor pre-rivoluzione della Hoyo de Monterrey piu’ piccolo ma simile all’humidor edizione limitata 155 Aniversario di Partagas, e un altro mobile piu’ grande della Cabanas (la piu’ antica marca di sigari cubani mai registrata) utilizzato un tempo dal direttore di questa fabbrica per esporre l’intera produzione della marca. Dopo le foto di rito, Hirochi ci ha fatto da guida mostrandoci le piantagioni della finca: le foglie da capa erano alte circa 15 cm e protette da teli, le altre leggermente piu’ piccole e scoperte. Era giunta l’ora di partire. A malincuore ci siamo salutati dandoci l’arrivederci all cena di gala venerdi. Trascorsa un’alta ora di pullman siamo giunti a Vinales per il pranzo. Vinales e’ una localita’ di Pinar del Rio nota per la vista da cartolina delle piantagioni di tabacco che si puo’ ammirare dal promontorio: un vero spettacolo della natura. Dopo un pranzo fugace al bordo della piscina dell’albergo siamo ripartiti per l’Avana. La sera avevo appuntamento a casa di Valerio Cornale per un cocktail e uno spuntino. Arrivato un po’ in ritardo, sono stato accolto nella casa di forse il piu’ grande collezionista mondiale di humidors e oggettistica antichi. Erano gia’ la’ Salvatore Parisi, Luigi Ferri, Francesco Minetti, Roberto di Serio e Fabio Ballestracci; ci hanno raggiunto piu’ tardi Jose Ilario con amico spagnolo e poi, tardissimo perche’ aveva altro da fare, Massimo De Giovanni. Non posso descrivere l’emozione che ho provato quando Valerio si e’ alzato e rivolgendosi verso di me mi ha chiesto “Vuoi vedere la mia collezione?”. Ed e’ cosi’ che ho ammirato humidors donati da Fidel Castro alla squadra cubana di scacchi (unico al mondo), le vecchie giare di porcellana di Partagas e Hoyo de Monterrey, le sedie dei fumatori di una volta chiamate “los orechiones” per via della forma ad orecchia dei lati delle sedie, vecchi cataloghi di habanos, humidors a forma di libri, posacenere dell’eta’ vittoriana, fotografie uniche di Castro mentre fumava, e cosi via. Valerio poi e’ un vero signore: ha offerto ostriche alla cubana, carpaccio di tonno, polipo accompagnato da champagne vintage. Uomo di sapere sempre disposto a raccontare delle sue esperienze di vita. Siamo rimasti fino alle 2 a parlare tra uomini di tabacco, donne e sesso in un’atmosfera quasi surreale ma allo stesso tempo piacevolissima!

Il venerdi e’ culminato con la cena di gala del Festival Partagas all’Hotel Nacional. Per un disguido con la mia agenzia, l’albergo aveva la mia prenotazione solo fino al giorno prima. Ho perso cosi’ un po’ di tempo a risolvere questa questione; fortunatamente c’era ancora posto al Nacional e, seppure in una stanza diversa, sono rimasto in albergo ancora per una notte. Giornata di svago e tempo libero. Ne ho approfittato per fare una capatina al Melia Habana e per visitare una casa in Nuevo Vedado dove penso di soggiornare durante al mia prossima visita a febbraio: una casa molto grande, ben arredata, con 5 stanze da letto, piscina e due salotti molto spaziosi. E’ di proprieta’ di una coppia di cubani: uno ingegnere chimico, l’altra professoressa di medicina all’Universita’ di Avana. Prima che iniziasse la cena mi ha chiamato Massimo dicendomi che sarebbe stato Lui il presentatore/traduttore ufficiale della cena e dell’evento. Anche qui c’e’ stato un cambio di rotta da parte degli organizzatori che avevano inizialmente optato per un canadese di nome Mark (?), non ritenuto poi all’altezza perche’ “non era capace di stare dietro ai tempi”. Massimo mi ha chiesto qualche suggerimento sull’inglese, che comunque non aveva bisogno di alcun aiuto – bravo Massimo, hai fatto un ottimo lavoro!
Alla cena hanno presenziato circa 150 persone. Dopo un brevissimo cocktail sul patio, ci siamo assemblati in una sala dove generalmente vengono tenuti i concerti (e’ la stessa usata per la cena di La Floridita lo scorso febbraio febbraio). All tavolo ero con Parisi, Quiroga, Jose Ilario, due amici inglesi piu’ altri tre. Presente, ma non al mio tavolo, anche Robaina con famiglia. Gli italiani facevano da padroni: erano ovunque: al fondo della sala c’era il gruppo di Iseo e di Pescara, al centro noi ed altri e di fronte al palco, i vari gruppi delle Marche, Bologna, Torino piu’ altri. Mi e’ venuto da pensare “Questo e’ il Festival italiano di Partagas!”. La cena risultava essere scadente ed i sigari donati mi dicono siano stati pessimi (i miei li ho conservati). Degni di nota sono state la competizione dei tre torcedores – La China e Manuel Acuay della Partagas e Hamlet della Romeo y Julieta – con la vittoria per me meritata di Hamlet (a proposito, il nostro Giorgio Bassan ha fatto parte della giuria), e la vendita degli humidors messi all’asta: anche qui dominio assoluto degli italiani con due aggiudicati da Roberto di Serio (uno dei quali una vera chicca pagata una “sciocchezza”) e il terzo vinto da Salvatore Scolo. Un enorme dolce a forma di sigaro e un rum speciale per l’occasione hanno concluso la cena prima della performance del cantante cubano Paulo FG. Molte e bellissime le donne presenti alla serata, alcune delle quali mi e’ stato riferito quali accompagnatrici. La vista di una francese dai seni prorompenti ha attirato la mia attenzione. Vado per conoscerli quando mi presenta il marito irlandese. Decido che per me non e’ serata e vado a dormire.

Sabato mi sono alzato di buon ora per una visita privata a La Corona. Mi fara’ da guida la lectora della fabbrica, persona squisita che mi ha permesso di fare “qualche” foto all’interno della fabbrica. La notizia ufficiale e’ che questa storica fabbrica chiudera’ i battenti gia’ da fine dicembre. Non e’ sicuro cosa la rimpiazzera’, ma si dice il nuovo museo del tabacco (io non credo sara’ cosi’ perche’ il locale e’ troppo grande per un museo). Ad ogni modo il tutto sara’ rilocato in una fabbrica fuori dall’Habana Vieja dove attualmente si producano sigarette. Io non ho mai visitato la Corona ed a mio giudizio e’ la fabbrica con piu’ fascino. Tragitto facendo ho avuto la fortuna di intascarmi alcuni sigari ed un box di ……beh, non posso dirvi in sede pubblica ma e’ una vera prelibatezza, con tanto di anilla e cugno sulla scatola. Di corsa alla tienda di Romeo y Julieta per fare i complimenti ad Hamlet, vincitore della gara dei torcedores la sera prima.
Purtroppo non era in negozio; ho fatto invece una lunga chiacchierata con Edoardo, il manager, e ritirato qualcosa da portare a casa dal mio locker. Il pomeriggio ho fatto il “trasloco” nella casa particular a pochi passi dal Nacional dove ho trascorso l’ultima notte. Pomeriggio a spasso per Varadero: ho visto cubani fare la fila per ore per prendere un gelato, bambini in divisa all’uscita della scuola gioiosi e sorridenti come vivessero nel piu’ bel paese al mondo, vecchi col viso intenso in una competizione di scacchi e giovani giocare a baseball. Sono rincasato perche’ aspettavo una visita. Sul tardi ho cenato al Calle 10, la stessa Paladar dove la Diadema aveva organizzato la cena per gli italiani a febbraio – si mangia moto bene e si spende il giusto. Dopo cena ho abbandonato l’amico con cui ero all’Havana Café’ e ho raggiunto Olivia che voleva vedermi per la mia ultima notte all’Avana. Siamo andati al Café Cantante dove suonava uno dei gruppi di salsa piu’ famosi, il cui nome non ricordo. Qui ho incontrato uno dei pescaresi che restera’ innominato perche’ accompagnato. Dopo ore di attesa la musica e’ cominciata: io che non sono affatto ballerino non riuscivo a trattenermi e mi sono unito alle danze. E cosi’ e’ andata avanti fino alle 4 tra rum, Sublimes e ritmi frenetici. Sono arrivato a casa distrutto.

Dopo una colazione e un po’ di piscina al Melia Cohiba, faccio la mia ultima visita al Melia Habana per salutare gli amici del negozio e ritirare i miei sigari. Qui ritrovo Salvatore Parisi, preoccupato per il suo volo di ritorno (era con Volare che e’ fallita quando lui gia’ stava a Cuba). Pranziamo insieme e ci salutiamo per l’ultima volta – ci rivedremo comunque a febbraio. Torno a casa a fare le valigie. Una cena fugace da Marpoly con il taxi che mi aspetta per andare all’aeroporto. Il volo Iberia 6622 parte in orario alle 00.20, destinazione Madrid.

FINE SECONDA PARTE